Come colorare con le matite colorate in modo realistico

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Le matite colorate hanno avuto la loro stagione commerciale con gli album antistress, e questo ha lasciato l’impressione che siano uno strumento da svago. Poi si vedono i lavori iperrealistici fatti con le stesse matite, quelli che sembrano fotografie ad alta definizione, e la domanda cambia: come si passa dal colorare al disegnare?

La buona notizia per chi arriva dalla grafite è che lo schizzo è praticamente identico. Le differenze cominciano nel riempimento, ed è lì che si concentra tutto quello che segue.

Come si colora con le matite colorate in modo realistico?

Il disegno realistico a matite colorate si costruisce sovrapponendo strati leggeri di colore su uno schizzo preciso, alternando luce e ombra per creare texture e volume. A differenza della grafite, richiede un controllo molto fine della pressione della mano, perché lo sfumino non funziona allo stesso modo, e la fusione tra i colori avviene per sovrapposizione graduale, non per sfregamento.

Questa è la differenza tecnica che spiega quasi tutti gli errori dei principianti: si continua a lavorare come con la matita di grafite, e il materiale non risponde.

1. Per cominciare non servono matite costose

Con materiale che trovi in qualsiasi cartoleria, a prezzi accessibili, puoi già cominciare a praticare. L’importante all’inizio è prendere confidenza con la texture della mina e con il comportamento dei colori sovrapposti, non possedere la scatola giusta.

Quando vorrai salire di livello, il criterio da conoscere è uno solo: mina a base di cera o mina a base di olio. Le prime sono più morbide, coprono di più e si fondono con facilità; le seconde tengono meglio la punta e permettono un dettaglio più fine, a costo di maggiore fatica per saturare il colore.

Sul mercato italiano, le linee che trovi senza problemi nei negozi di belle arti sono le Faber-Castell Polychromos (a olio, il riferimento più citato per il realismo), le Caran d’Ache Luminance (a cera, fascia alta, esiste anche un set dedicato alle tonalità del ritratto), le Derwent Coloursoft e le Lyra Rembrandt Polycolor, che sono probabilmente le più facili da trovare in assoluto e un ottimo primo passo oltre lo scolastico.

Una nota onesta sulle Prismacolor: le vedi ovunque nei video internazionali e sono davvero morbide, ma in Italia la reperibilità è irregolare e passa quasi sempre da marketplace. Se cerchi qualcosa di equivalente e facile da ricomprare, le Coloursoft sono la strada più tranquilla.

La punta, e perché conta più della marca

La mina della matita colorata non è la semplice combinazione di argilla e grafite: contiene pigmenti, una miscela di cere, acqua e caolino. Si comporta in modo diverso, e la punta si consuma molto più in fretta.

Tienila sempre ben temperata. Un metodo che fa risparmiare molta matita: usa il temperamatite all’inizio, poi affina la punta con un taglierino man mano che si consuma, e torna al temperamatite solo quando la punta è diventata troppo corta.

Sulla carta, la regola cambia rispetto alla grafite. Il risultato con le matite colorate tende ad avere un aspetto più poroso, quindi conviene una carta più liscia del solito: la Fabriano F4 nella versione liscia funziona bene ed è quella che quasi tutti hanno già in casa.

Per gli effetti e le rifiniture tornano utili quattro strumenti che chi viene dalla grafite conosce già: la gomma di precisione per i punti luce, il pennello e lo sfumino per ammorbidire, il bulino per incidere i tratti chiari prima di colorare, e la penna gel bianca per i bagliori più intensi. Su questi c’è una guida dedicata: come fare i punti luce nel disegno a matita.

2. Lo schizzo

Seguendo la stessa tecnica del disegno realistico a grafite, fai prima lo schizzo e solo dopo passa al riempimento. In questa fase il tavolo luminoso è uno strumento utile, perché permette di riprodurre fedelmente una fotografia; il semplice ricalco dà risultati simili senza costi.

Il passaggio successivo è identificare il fuoco della luce nell’immagine, definendo le regioni dove il colore resterà chiaro e quelle che andranno in ombra. È l’alternanza tra luminosità e ombreggiatura a dare realismo e profondità. Nel colore, la percezione deve lavorare su tre fronti insieme: la disposizione di luce e ombra, i dettagli e le tinte.

3. Il riempimento, strato dopo strato

Qui c’è un punto su cui i tutorial si dividono, e vale la pena chiarirlo invece di dare una regola secca.

Molte guide insegnano a partire dal tono più chiaro e scendere verso lo scuro, e hanno una ragione tecnica valida: la cera satura la grana della carta, e un colore chiaro steso sopra uno scuro molto carico non prende più. La regola serve a non chiudersi le porte.

Nella pratica del ritratto realistico, però, aspettare troppo a definire le ombre porta a disegni piatti. Il compromesso che funziona è questo: mappa le ombre presto, ma con pressione minima. Stendi la struttura dello scuro come una velatura leggerissima, quasi impercettibile, così sai già dove sta il volume; poi costruisci il colore per strati successivi, salendo di intensità solo alla fine. In questo modo non perdi la struttura e non saturi la carta troppo presto.

Due accorgimenti pratici che valgono per qualsiasi ordine tu scelga. Prova sempre la punta su un foglio a parte prima di appoggiarla sul disegno. E lavora con passate leggere e ripetute: la fusione tra due colori avviene per sovrapposizione, cioè otticamente, non per sfregamento come con la grafite.

Questo è anche il motivo per cui lo sfumino non ti salverà. Con la grafite puoi stendere e poi ammorbidire; con la matita colorata devi ottenere il passaggio tonale già mentre colori, controllando la pressione. È una competenza di mano, e si costruisce solo esercitandosi. Se la logica dell’ombreggiatura ti è ancora poco chiara, conviene consolidarla prima in bianco e nero con la guida sul chiaroscuro nel disegno a matita.

Alla fine del lavoro c’è un’operazione che cambia il risultato: la brunitura. Con una matita bianca, una molto chiara o un blender incolore, si passa sopra gli strati con pressione decisa, fondendoli e chiudendo la grana. La superficie diventa compatta e satura, quasi lucida. Va fatta per ultima, perché dopo la brunitura la carta non accetta più colore.

Le tecniche che ti servono davvero

Il vocabolario delle matite colorate è pieno di termini, ma quelli che cambiano il risultato sono cinque. Vale la pena conoscerli per nome, perché ti permettono di capire cosa non ha funzionato.

Tecnica Come si fa A cosa serve
Stratificazione Strati leggeri sovrapposti, senza premere Costruire intensità mantenendo il controllo
Velatura Uno strato trasparente di un colore sopra un altro Modificare una tinta senza rifarla
Miscela ottica Due colori sovrapposti che l’occhio fonde Ottenere tinte che non hai nella scatola
Brunitura Pressione forte finale con matita chiara o blender Fondere gli strati e chiudere la grana
Tratteggio Tratti direzionali ravvicinati, anche incrociati Texture e transizioni controllate

Un problema che incontrerai prima o poi si chiama wax bloom: una patina biancastra che affiora sugli strati più carichi qualche giorno dopo. È la cera che risale in superficie. Si toglie con delicatezza passando un fazzoletto morbido, e si previene evitando di saturare troppo la carta e usando un fissativo a lavoro finito.

4. Solo la pratica fa evolvere

Non farti condizionare dai miti. È un grande equivoco pensare che serva un dono per essere un buon disegnatore: chi arriva a risultati alti ha lavorato con costanza, non è stato scelto alla nascita.

Per imparare il realismo a colori conviene prima capire i concetti di base, cioè come si fa uno schizzo e come si comportano i materiali. Le tecniche di ombreggiatura imparate con la grafite portano con sé quasi tutto ciò che serve: passaggi tonali, morbidezza, controllo motorio della mano. La differenza sta nell’uso dei colori e nel saperli mescolare.

Ed è per questo che una buona preparazione a grafite riduce moltissimo la curva di apprendimento nel colore, invece di essere tempo sottratto.

Se cerchi un esercizio con cui cominciare stasera, questo funziona bene: prendi un oggetto di un colore solo, meglio se lucido, come una mela rossa o una tazza blu. Un soggetto monocromatico ti obbliga a costruire tutto il volume con le variazioni tonali di una sola famiglia di colori, esattamente come faresti in grafite, e ti impedisce di nasconderti dietro la varietà cromatica. Quando la mela sembra rotonda con tre matite, sei pronto per un viso.

L’errore opposto, quello che vedo più spesso in chi comincia, è colorare ogni zona con la sua tinta “giusta” e ritrovarsi con un disegno piatto e da cartone animato. Nella realtà nessuna superficie ha un colore solo: una guancia contiene rosa, giallo, grigio, a volte verde nelle ombre. Sovrapporre due o tre tinte diverse nella stessa area è quello che rende la pelle credibile, ed è anche il motivo per cui non serve una scatola da 120 colori per fare un buon lavoro.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra matite colorate comuni e professionali?

Cambia la composizione della mina. Le matite comuni usano pigmenti più semplici e cera standard, con minore densità di colore: servono più strati per arrivare a tonalità intense. Le professionali usano pigmenti di alta qualità e maggiore densità per strato, quindi rendono di più con meno passaggi.

Il risultato professionale è più vibrante, con transizioni più morbide, e permette di lavorare su carte lisce con facilità. Per chi comincia, le comuni bastano. Per lavori vendibili o da portfolio, la differenza di resa giustifica l’investimento.

Posso usare le matite colorate sopra la grafite?

Puoi, ma con cautela. La grafite sotto il colore tende a incupirlo e a creare un tono grigiastro indesiderato, soprattutto nelle zone chiare. Se la usi solo per uno schizzo leggero, la maggior parte sparirà sotto gli strati di colore senza problemi.

Se invece vuoi impostare le ombre prima di colorare, usa gradazioni chiare come HB, H o 2H per evitare il trasferimento. Un’alternativa migliore è fare schizzo e prima ombreggiatura con una matita colorata grigia o seppia, che si integra naturalmente agli strati successivi.

Meglio cominciare dal disegno a colori o dalla grafite?

Meglio la grafite. Insegna i fondamentali, cioè proporzione, luce e ombra, passaggi tonali e controllo della pressione, in un ambiente monocromatico, senza la complessità aggiuntiva del colore.

Quando la grafite è sotto controllo, trasferire quelle competenze alle matite colorate è rapido, perché i principi di composizione e ombreggiatura sono gli stessi. Chi comincia dal colore si trova a gestire due variabili nuove insieme, tecnica e tinta, e questo rallenta l’evoluzione. Dopo sei-dodici mesi di grafite costante, il colore diventa un’estensione naturale.

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