Aggiornato il da Rita Moreira
Da bambino disegnavi senza chiederti se veniva bene. Poi sono arrivate le medie, il liceo, il lavoro, e a un certo punto le matite sono finite in un cassetto senza che nessuno decidesse niente.
Adesso vorresti riprendere, e c’è una cosa che nessuno ti dice: chi torna dopo anni non è un principiante, e trattarsi come tale è il modo più veloce per mollare di nuovo. Qui trovi perché il primo giorno frustra, cosa ti è rimasto davvero, e un percorso per le prime quattro settimane.
Riprendere a disegnare dopo tanto tempo: da dove si comincia?
Riprendere a disegnare dopo anni significa ripartire da dove ti eri fermato, non da zero: la mano ha perso gli automatismi, ma l’occhio critico è cresciuto con te. Le prime settimane servono a sciogliere la mano su soggetti semplici, mezz’ora alla volta, prima di tornare ai soggetti che ti interessano davvero.
La differenza tra riprendere e ricominciare non è una sfumatura di lingua. Chi ricomincia da zero deve costruire tutto; tu devi rimettere in moto qualcosa che esiste già, ed è un lavoro diverso, più corto e più fastidioso.
Più fastidioso perché il fastidio è proprio il segnale che qualcosa è rimasto. Se non riconoscessi che il disegno è venuto storto, non ti darebbe nessun disturbo.
Perché il primo giorno di ritorno è così frustrante
Perché il tuo occhio critico è invecchiato con te e la tua mano no. Hai passato vent’anni a guardare fotografie, film, pubblicità e ritratti, e in quel tempo hai imparato a riconoscere quando una faccia non torna. Gli automatismi del tratto, invece, sono fermi all’ultima volta che hai disegnato.
Il risultato è un disallineamento preciso: vedi l’errore ma non sai ancora correggerlo. Chi comincia da zero a quarant’anni ha lo stesso occhio critico, però non ha nessun ricordo di quando gli riusciva, e quindi soffre meno il confronto.
Vale la pena essere precisi su cosa manca davvero, perché la spiegazione comoda (mi è arrugginita la mano) è solo metà vera. Nel 1997 Dale Cohen e Susan Bennett hanno scomposto le cause dell’errore nel disegno e hanno concluso che la parte maggiore viene da una lettura sbagliata di quello che si guarda, non da un difetto di controllo motorio.
Tradotto per il tuo caso: la mano è parte del problema, ma la parte grossa è che hai smesso di allenare la lettura molto prima di smettere di disegnare. È una buona notizia, perché la lettura si recupera più in fretta del gesto.
Riprendere non è ricominciare da zero: cosa ti è rimasto
La lista sotto è quella che uso quando qualcuno mi scrive dicendo che dopo vent’anni non sa più fare niente. Quasi sempre ha perso tre cose e ne ha guadagnate altre tre.
| Cosa | Com’è tornato | Quanto serve per recuperarlo |
|---|---|---|
| Automatismo del tratto | Perso: la linea trema e va a scatti | Due o tre settimane di pratica breve |
| Pressione della matita | Persa: si preme troppo, subito | Pochi giorni, con esercizi leggeri |
| Coraggio del foglio | Perso: si comincia a matita alzata | Sparisce col primo disegno finito |
| Occhio critico | Cresciuto: vedi ogni difetto | Non va recuperato, va gestito |
| Pazienza | Cresciuta: reggi sessioni lunghe | È il tuo vantaggio sui ragazzi |
Guarda l’ultima colonna: nessuna delle perdite chiede anni. Quello che chiede tempo è imparare a convivere con un occhio che giudica meglio di quanto la mano sappia eseguire, e quel divario resta anche a livello avanzato. Chi disegna da trent’anni lo conosce benissimo.
Se vuoi capire come si lavora sulla parte percettiva in modo strutturato, il posto è allenare l’occhio nel disegno. Qui restiamo sulla riabilitazione della mano, che è la parte urgente.
Le prime quattro settimane, in concreto
Un percorso corto, con soggetti che non attivano il giudizio, presi dal tavolo di casa e non da una fotografia: è il disegno dal vero nella sua versione più semplice. La regola che tiene tutto insieme è una sola: sessioni brevi e frequenti battono le maratone del sabato.
- Settimana 1, sciogliere la mano. Venti minuti al giorno di linee lunghe, cerchi e ovali tracciati dal polso e dal gomito, senza righello e senza gomma. Niente soggetti. Serve a ricostruire il gesto continuo, non a produrre disegni.
- Settimana 2, oggetti a una sola texture. Una tazza, un libro chiuso, una mela. Trenta minuti, matita HB, e un solo obiettivo: proporzioni giuste. Le ombre le lasci stare.
- Settimana 3, luce e ombra. Stesso tipo di oggetto, ma con una lampada da un lato solo. Adesso lavori sui toni, e qui rientra tutto quello che sapevi sul chiaroscuro. Se il tono non sale, è quasi sempre questione di gradazione: serve una mina morbida, non più forza.
- Settimana 4, il soggetto che ti mancava. Il ritratto, l’animale, la moto, quello che è. Una sola cosa, senza fretta, accettando che venga a metà strada tra quello che vedi e quello che sai fare.
La settimana 4 è la più importante e la più tradita: è quella in cui la maggior parte delle persone salta le tre precedenti e comincia direttamente dal ritratto. Riprendere dal soggetto più difficile che conosci è il modo classico di chiudere di nuovo il cassetto.
Sul ritmo, un dato utile per non sentirti in colpa: Phillippa Lally e il suo gruppo dello University College London hanno misurato in circa 66 giorni la mediana perché un comportamento nuovo diventi automatico, con una variabilità enorme, da 18 a 254 giorni. Due mesi di irregolarità non sono un fallimento, sono la norma.
Tre esercizi per sciogliere la mano
Servono nella prima settimana e poi come riscaldamento, cinque minuti prima di ogni sessione. Nessuno dei tre produce un disegno da tenere, ed è esattamente il punto: se non c’è niente da salvare, non c’è niente da giudicare.
La linea continua. Disegni il contorno di un oggetto senza mai staccare la punta dal foglio e senza tornare indietro. Il risultato è sempre imperfetto, però ti costringe a decidere dove va la linea prima di tracciarla, che è la cosa che si perde per prima quando smetti.
Il contorno cieco, che anche in italiano circola col nome inglese di blind contour drawing. Guardi solo l’oggetto, mai il foglio, e segui il bordo lentamente con gli occhi mentre la mano lo accompagna. Verrà un disastro, e va benissimo: allena la sincronia tra sguardo e mano, non il risultato.
Il disegno gestuale, il gesture drawing: trenta o sessanta secondi per catturare l’insieme di una figura o di un oggetto, senza dettagli. Va fatto con la matita tenuta lunga e il movimento che parte dal gomito.
Cinque minuti di questi tre, tutti i giorni, valgono più di un’ora di ritratto la domenica. È il modo più rapido per ridurre il tremore del tratto, che è il sintomo che spaventa di più chi torna dopo tanto tempo.
Che materiale non comprare adesso
Il primo impulso di chi torna è comprare tutto: il set da 24 gradazioni, l’album buono, il portamine, gli sfumini. È un errore, e non per il costo: il materiale nuovo alza l’asticella di quello che ti aspetti da te.
Per le prime quattro settimane bastano una HB, una 2B, una gomma e un blocco economico. Una volta arrivato alla terza settimana capirai da solo quale mina ti manca, e la guida sulle gradazioni delle matite ti dice esattamente quali comprare. Prima di allora, comprare è rimandare.
C’è un motivo pratico in più per usare carta da poco: sul foglio economico si sbaglia volentieri. La carta buona chiede rispetto, e il rispetto è l’ultima cosa di cui hai bisogno in queste settimane. Trovi album da disegno adatti in qualsiasi cartoleria, nei negozi di belle arti e su Amazon.it.
L’età conta davvero?
Non nel senso in cui te lo stai chiedendo. Non esiste nessuna finestra che si chiude a vent’anni per il disegno di osservazione, e c’è evidenza solida che il cervello adulto si modifichi con l’allenamento: nel 2004 Bogdan Draganski e colleghi, su Nature, hanno misurato in adulti che imparavano una nuova abilità manuale in tre mesi un aumento di materia grigia in aree visive del movimento.
Lo stesso studio contiene però la parte che quasi nessuno cita: quando i partecipanti hanno smesso di allenarsi, l’effetto è regredito. Il cervello adulto cambia con la pratica e torna indietro senza. È esattamente la ragione per cui la costanza vale più dell’intensità.
Quello che l’età cambia sul serio è un’altra cosa, e gioca a tuo favore: a quarant’anni riesci a stare su un compito noioso finché non viene, cosa che a quindici anni non riusciva quasi a nessuno di noi.
Quanto ci vuole per tornare al livello di prima
Meno di quanto temi, se il livello di prima era quello di un ragazzo di dodici anni. Nella mia esperienza con chi torna dopo una pausa lunga, il gesto si riprende in tre o quattro settimane di pratica breve e quotidiana, e da lì in poi non stai più recuperando: stai imparando cose nuove, che è un’altra faccenda.
Ed è qui che conviene cambiare domanda. Non “quando torno com’ero”, ma “quanto ci metto ad arrivare dove non ero mai stato”: la risposta completa, tappa per tappa, sta in quanto tempo serve per imparare a disegnare.
Se invece il problema non è la mano ma la voglia, cioè le matite sono lì e tu non le prendi, quello è un altro discorso e lo affronto in ritrovare la voglia di disegnare. E se dopo le prime settimane ti accorgi che ti mancano proprio le basi, non c’è nessuna vergogna a passare da imparare a disegnare da zero.
Una tradizione che gioca dalla tua parte
In Italia il disegno non è mai stato considerato un dono che si ha da bambini e si perde da grandi. È stato istituito come mestiere che si insegna: lo statuto dell’Accademia delle Arti del Disegno fu approvato da Cosimo I a Firenze il 13 gennaio 1563, su proposta di Giorgio Vasari, e la stessa Accademia raccoglie l’eredità della Compagnia di San Luca, formata dagli artisti fiorentini nel 1339.
In bottega si entrava da ragazzi e si usciva dopo anni di copia, errori e ripetizione. Nessuno di quei maestri pensava di avere ricevuto qualcosa alla nascita: avevano fatto le tappe, una dopo l’altra.
Cennino Cennini, che scriveva alla fine del Trecento e dava del tu al suo lettore come sto facendo io, aveva già la regola che serve a te oggi: continuando ogni dì non manchi disegnar qualche cosa, chè non sarà sì poco che non sia assai. Non fare tanto. Non saltare il giorno.
Domande frequenti
Meglio ricominciare da zero o riprendere da dove ci si era fermati?
Riprendere, quasi sempre. Rifare da capo un percorso da principiante assoluto ti farebbe perdere settimane su cose che il tuo occhio già sa, e la noia è il rischio numero uno di chi torna.
L’eccezione riguarda le basi che non avevi mai avuto. Se da ragazzo copiavi fumetti senza sapere nulla di proporzioni o di chiaroscuro, quelle non le stai recuperando: le stai imparando adesso per la prima volta.
Il criterio pratico è semplice. Se un esercizio ti annoia, l’hai già superato; se ti mette in difficoltà, non l’avevi mai fatto davvero.
Quanti minuti al giorno servono per rimettersi in moto?
Venti minuti al giorno battono due ore la domenica, e non è una frase di incoraggiamento: il gesto si ricostruisce con la frequenza, non con la durata.
Nelle prime due settimane conta solo la continuità. Meglio quattro sessioni corte in cinque giorni che una sessione perfetta ogni tanto, perché è la ripetizione ravvicinata a riportare la scioltezza nel tratto.
Dalla terza settimana puoi allungare, perché servono blocchi più lunghi per lavorare sui toni. A quel punto trenta o quaranta minuti sono la misura giusta.
Cosa disegnare il primo giorno che si riprende?
Niente che ti stia a cuore. Il primo giorno serve a rimettere la mano in movimento, quindi linee, cerchi e forme sciolte, senza un soggetto vero.
Dal secondo giorno prendi un oggetto solo, semplice e fermo: una tazza, una chiave, una mela. Un oggetto non ti giudica quando viene storto, e ti permette di misurare i progressi in modo pulito.
Rimanda il ritratto e la figura umana di almeno tre settimane. Sono i soggetti in cui l’errore si vede di più, e affrontarli il primo giorno è il motivo per cui tante persone richiudono il cassetto dopo un pomeriggio.
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