Aggiornato il da Rita Moreira
Un riflesso su un metallo, un capello bianco che attraversa una ciocca scura, il bagliore umido su un labbro. Sono i dettagli che fanno fermare chi guarda, e sono anche quelli che il grafite, da solo, non sa fare: la matita aggiunge scuro, non chiaro. Chi tatua ha esattamente lo stesso vincolo, ed è una delle ragioni che decidono quanto dura un tatuaggio realistico.
Gli strumenti per risolvere il problema sono quattro, ognuno buono per un effetto diverso e ognuno con un limite preciso. Vederli confrontati, con i difetti dichiarati, è più utile che leggerne l’elogio uno per uno.
Quali strumenti fanno i punti luce nel disegno a matita?
I punti luce si ottengono con quattro strumenti principali: il bulino da embossing per i capelli sottili e precisi, la gomma di precisione per riflessi e bagliori diffusi, la penna gel bianca per i punti di luce più intensi che gli altri non raggiungono, e la tecnica di riservare il bianco della carta fin dall’inizio del disegno. La scelta dipende dal tipo di luce che quella zona richiede.
Prima di tutto serve conoscerli e provarli davvero, perché è solo confrontando i risultati sulla tua carta che capisci quale usare in ogni situazione.
Una tradizione che ha cinque secoli
Vale la pena sapere che non stiamo inventando niente. Nel disegno rinascimentale italiano si lavorava spesso su carta preparata, colorata, e le luci si aggiungevano sopra con il bianco: si chiamava lumeggiare a biacca, e l’espressione lumeggiatura è ancora oggi il termine colto per queste operazioni.
Cambia il materiale, non il ragionamento. Il disegnatore decide dove sta la luce e la mette lì, invece di sperare che emerga da sola dall’ombreggiatura. Sapere che il gesto ha questa età toglie anche un po’ di ansia da prestazione: non stai cercando un trucco moderno, stai usando una soluzione collaudata da generazioni di disegnatori.
Il bulino da embossing
È uno strumento con una punta sferica di metallo. Passandolo sul foglio ancora bianco, si formano dei solchi nella superficie; quando poi ombreggi sopra quella zona, la grafite non entra nel solco e restano tratti bianchi.
È il modo più rapido di ottenere capelli e peli di barba bianchi, precisi e uniformi, con ottimi risultati. Non è adatto a dettagli più ampi o più morbidi, come i capelli fuori fuoco o i bagliori sulla texture della pelle.
Il vincolo da tenere presente è che devi pianificare la posizione di ogni tratto prima di cominciare a ombreggiare, e il risultato è permanente: il solco nella carta non si toglie.
Una nota per l’Italia, perché qui la ricerca è complicata: questo attrezzo non è catalogato tra i materiali da disegno ma tra quelli per l’embossing e lo scrapbooking. Nei negozi lo trovi come bulino a sfera, bulino doppia punta per embossing o stilo per embossing, spesso in set con più diametri, e costa pochissimo. Attenzione a non confonderlo con il bulino da incisione calcografica, che è tutt’altro attrezzo. Per i capelli conviene la sfera più fine del set.
La gomma di precisione
La gomma a penna, che nei negozi italiani trovi quasi sempre col nome di gomma di precisione, è l’opposto del bulino: invece di preparare il foglio, toglie grafite già applicata. Questo significa che puoi decidere dopo, e correggere.
Il modello di riferimento è la Tombow Mono Zero, la più sottile in circolazione, molto usata da chi disegna realismo. Il suo vantaggio principale è la precisione nei dettagli piccoli o sottili.
Tagliata a becco di flauto, in diagonale, offre una punta ancora più fine e precisa, ideale per i capelli bianchi. Ma non serve solo per i capelli: va benissimo per i bagliori sulla texture della pelle, per la texture di un tessuto, per un velo, per ritoccare i tratti fatti con il bulino e per far risaltare piccoli riflessi.
Il limite onesto: cancellare un’area già ombreggiata non restituisce mai il bianco originale della carta. Resta un bagliore opaco, un grigio chiaro. Ed essendo la gomma un materiale morbido, il contatto con il foglio non è mai preciso come quello di una punta rigida, quindi i punti davvero minuscoli restano difficili.
La penna gel bianca
È poco usata nel disegno realistico a grafite, e la si vede più spesso nei lavori a matite colorate. Sul grafite ci sono opinioni contrastanti, per una ragione concreta.
Il bianco dell’inchiostro può essere più bianco della carta. Su un foglio leggermente avorio o ingiallito, i dettagli fatti con questa penna producono tratti o punti che stonano con il resto, con un tono leggermente azzurrino. Nella scansione l’effetto può risultare bello, sul foglio stona parecchio.
C’è un secondo limite: produce tratti secchi, segni o punti definiti, senza possibilità di sfumare per ottenere effetti morbidi di luce.
Detto questo, ha tre situazioni in cui è insostituibile: i punti di luce molto intensi e piccoli, come il riflesso nell’occhio, il bagliore sulla punta del naso o il punto umido sul labbro; i fogli che hanno ingiallito con il tempo, dove il bianco originale non legge più come luce; e i ritocchi finali, quando il disegno è chiuso e ti accorgi che manca un bagliore puntuale. In Italia il riferimento nei negozi di belle arti è la Sakura Gelly Roll, ma vanno bene anche le Uni-ball Signo.
Riservare il bianco della carta
È il metodo più naturale di tutti, e resta il migliore nella maggior parte dei casi. Il bianco della carta è già la luce. Non c’è niente da aggiungere: resta solo da lavorare le ombre attorno perché quel bianco emerga e dia volume.
Funziona per i bagliori dell’effetto bagnato, per la texture della pelle e perfino per i capelli. Il risultato è più naturale e armonioso, e permette un effetto più fotografico, perché la luce non è un oggetto appoggiato sopra il disegno: è parte della stessa superficie.
Richiede però una cosa che le altre tre non richiedono: decidere prima. Devi sapere dove sarà la luce mentre costruisci l’ombra, e proteggere quelle zone dal primo minuto, anche dalla mano appoggiata sul foglio.
È anche il metodo che educa di più, perché ti obbliga a leggere la referenza prima di agire invece di rimediare dopo. Chi si abitua a riservare il bianco comincia a vedere la luce come una forma con un contorno preciso, e non come un effetto da aggiungere alla fine.
Allora, quale usare?
| Effetto che ti serve | Strumento | Perché |
|---|---|---|
| Capelli e peli bianchi, sottili e netti | Bulino da embossing | Solco netto, tratto uniforme, ma va pianificato prima |
| Bagliori diffusi, ritocchi, capelli fuori fuoco | Gomma di precisione | Regolabile dopo, ma non torna al bianco puro |
| Punto di luce piccolissimo e intenso | Penna gel bianca | Unica che copre davvero, ma non si sfuma |
| Luce naturale e integrata alla superficie | Bianco della carta | Il risultato più fotografico, ma va deciso prima |
Un avvertimento che vale per i primi due: i bagliori sull’acqua e sulla texture della pelle, fatti con il bulino o con la gomma, danno punti definiti che non si fondono con il resto della pelle. Si notano proprio perché non producono un effetto naturale. Per quelle zone, riservare il bianco resta la scelta migliore.
Per i capelli molto chiari c’è una tecnica a parte, che non usa nessuno dei quattro strumenti: si lasciano capelli chiari tra quelli tracciati a matita, controllando le passate perché in alcune zone i tratti siano più fitti che in altre. In una chioma completamente bianca si sfrutta moltissimo il bianco della carta, lasciando solo alcune ciocche più scure, e si rifinisce con la gomma di precisione per i capelli sciolti e aggrovigliati.
Tre esercizi per capire la differenza
Leggere il confronto serve fino a un certo punto. Mezz’ora su un foglio di prova, con la tua carta e le tue matite, ti dice molto di più, perché ogni superficie reagisce a modo suo.
- La striscia comparativa. Ombreggia con 4B una fascia lunga e uniforme, poi prova su di essa i quattro metodi affiancati: un solco fatto prima con il bulino su una parte del foglio, una linea aperta con la gomma di precisione, un tratto di penna gel, e una zona lasciata bianca fin dall’inizio. Guardala di sbieco, con la luce radente. Le differenze di opacità saltano fuori immediatamente.
- La ciocca di capelli. Disegna la stessa ciocca due volte: una incidendo prima i capelli chiari col bulino, l’altra ombreggiando tutto e poi aprendo i capelli con la gomma. Metti i due risultati uno accanto all’altro e decidi tu quale ti convince di più. Non c’è una risposta giusta universale, c’è la risposta giusta per il tuo stile.
- La goccia d’acqua. Una sfera trasparente su una superficie scura è l’esercizio più completo per i punti luce, perché contiene un riflesso intenso, un bordo luminoso e un’ombra portata molto scura. Provala riservando il bianco e poi rifalla usando la penna gel solo per il riflesso principale.
Conserva quel foglio di prova. Vale più di qualsiasi tabella, perché è stato fatto con la tua carta, che è il vero fattore che decide quanto bene la gomma recupera il bianco.
Il principio che regge tutto
Se questo articolo dovesse ridursi a una frase, sarebbe questa: un punto luce esiste solo se l’ombra intorno regge il contrasto.
Quasi tutte le volte in cui un riflesso non funziona, il problema non è lo strumento con cui è stato fatto: è che la zona circostante non è abbastanza scura. Prima di aprire un bagliore, chiediti se hai davvero costruito l’ombra che deve sostenerlo. Molto spesso la soluzione non è aggiungere bianco, è scurire attorno. Su come costruire quella scala di toni, la guida sul chiaroscuro nel disegno a matita è il punto di partenza, e per i bagliori sull’incarnato vale la pena vedere come disegnare la pelle realistica.
Il materiale si trova senza problemi: gomma di precisione e penne gel nei negozi di belle arti come Momarte, Vertecchi, Zecchi o Poggi 1825, e su Amazon.it; il bulino nel reparto embossing delle stesse insegne o delle cartolerie creative.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra bulino e gomma di precisione per i capelli bianchi?
Il bulino crea i tratti per pressione sul foglio prima dell’ombreggiatura: la grafite non entra nel solco inciso e il capello bianco compare da solo quando ombreggi sopra. Il risultato è preciso, uniforme e permanente, ma devi pianificare la posizione di ogni tratto prima di cominciare.
La gomma di precisione, al contrario, rimuove grafite già applicata, il che ti permette di decidere dopo dove mettere i capelli. La gomma però non restituisce mai il bianco originale della carta: resta un grigio chiaro. Bulino per capelli bianchi puri e pianificati, gomma per bagliori regolabili e ritocchi.
Quando ha senso usare la penna gel bianca sul grafite?
Ha senso in tre situazioni. La prima sono i punti di luce molto intensi e piccoli, come il riflesso nell’occhio, il bagliore sulla punta del naso o il punto umido sulle labbra, che gomma e bulino non riescono a dare per una questione di dimensione.
La seconda è quando la carta è ingiallita con il tempo e il bianco originale non legge più come luce: la penna gel restituisce contrasto. La terza sono i ritocchi finali, a disegno chiuso, quando ti accorgi che manca un bagliore puntuale. Fuori da questi casi tende a stonare, perché ha un tono leggermente più azzurrino della carta.
Devo comprare la Tombow Mono Zero o basta una gomma normale?
Una gomma comune risolve benissimo per bagliori ampi e aree grandi. Per dettagli piccoli, capelli sottili e riflessi precisi, la Mono Zero ha una punta molto più fine di qualsiasi gomma convenzionale, e la differenza sulla rifinitura è reale.
Se fai ritratti con capelli, texture della pelle e dettagli minuziosi, l’investimento si ripaga in fretta nella qualità dei bagliori. Se stai cominciando e fai disegni più semplici, una gomma a scatto tipo Pentel Clic Eraser, con la punta tagliata in diagonale, dà un risultato vicino con una spesa molto minore.
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