Allungamatite: usa le matite da disegno fino in fondo

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C’è un momento malinconico nella vita di ogni disegnatore: la matita preferita, quella 4B che ha attraversato con te dieci ritratti, è diventata un mozzicone che non sta più in mano. Buttarla sembra uno spreco, usarla così è una tortura.

La soluzione esiste, costa poco e ha perfino un nome dicionarizzato dalla Treccani: allungamatite. In questa guida ti spiego come funziona, quando conviene e come scegliere quello giusto, così le tue matite le usi fino all’ultimo centimetro.

Cos’è l’allungamatite?

L’allungamatite è un accessorio tubolare che si innesta sul fondo di una matita consumata, restituendole la lunghezza di una matita nuova e una presa comoda fino alla fine della mina. Ha un corpo simile a quello di una matita e una ghiera scorrevole che stringe il mozzicone contro la parete interna del tubo, tenendolo fermo durante il tratto.

Lo trovi anche con i nomi commerciali di estensore per matita o prolunga matita, soprattutto nei listini online. L’oggetto è lo stesso: un piccolo investimento che allunga la vita di ogni matita del tuo astuccio.

Quando la matita diventa troppo corta

Una matita nuova misura circa 18 centimetri, e quella lunghezza non è un caso: è il braccio di leva che permette alla mano di lavorare rilassata, con il peso distribuito e il controllo fine della punta.

Sotto i 7 o 8 centimetri l’equilibrio si rompe. Le dita si arrampicano sul mozzicone, il polso si irrigidisce per compensare e la pressione aumenta senza che tu te ne accorga. I sintomi sul foglio arrivano puntuali: tratto più pesante, linee tremolanti, mano che si stanca in fretta.

Se il tuo segno è peggiorato senza motivo apparente, guarda la lunghezza della matita prima di dare la colpa a te stesso. L’ho visto succedere a tanti allievi: non era la tecnica, era il mozzicone.

L’allungamatite risolve esattamente questo: reinserisce il mozzicone in un corpo di lunghezza piena e la mano ritrova la presa naturale di sempre.

Come si usa: il meccanismo della ghiera

Il funzionamento è più semplice a farsi che a spiegarsi. Fai scorrere la ghiera verso la bocca del tubo per aprire il morsetto, infili il fondo della matita nell’imboccatura, poi riporti la ghiera indietro: il metallo si stringe attorno al legno e blocca tutto.

Il dettaglio che conta è la fermezza. Un buon allungamatite tiene la matita perfettamente solidale al corpo: niente gioco laterale, niente rotazione. È questo che ti permette di continuare a usare la tecnica della rotazione della matita per sfruttare lo spigolo della mina, come faresti con una matita intera.

Controlla anche il diametro: la maggior parte dei modelli accoglie le matite standard da 7 a 8 millimetri. Le matite più grosse, come certe linee da carboncino o le triangolari, chiedono modelli con imboccatura maggiorata o a doppia testa.

Per quali matite conviene di più

Non tutte le matite si consumano alla stessa velocità, e l’allungamatite non rende uguale su tutte.

Il guadagno massimo è sulle gradazioni morbide: B, 2B, 4B, 6B e oltre. Le mine ricche di grafite si consumano in fretta, sono le matite che usi di più nelle ombre di un ritratto e spesso ne tieni in uso più esemplari contemporaneamente. Prolungarle significa giorni di lavoro in più per ciascuna, moltiplicati per tutto l’astuccio. Se non ricordi perché le morbide si consumano prima, trovi la spiegazione nella guida alle gradazioni delle matite.

Sulle mine dure, H e 2H, il consumo è così lento che difficilmente arriverai al mozzicone in tempi brevi. E per la matita carboncino, che si accorcia rapidissima tra temperate e uso generoso, l’allungamatite è quasi obbligatorio: verifica solo il diametro, spesso maggiorato.

C’è anche un vantaggio nascosto che pochi considerano: il mozzicone allungato si tempera meglio. Con la presa ristabilita, riesci a lavorare di taglierino anche su una matita di cinque centimetri, come spiego nella guida su come temperare le matite da disegno.

Industriale o fai da te?

La versione artigianale circola in ogni scuola d’arte: un tubo di penna vuota della misura giusta, e il mozzicone incastrato dentro. Funziona? In emergenza sì, e ti confesso che l’ho fatto anch’io da studentessa.

Ma il limite è strutturale: senza ghiera calibrata, il tubo lascia sempre un po’ di gioco. La matita ruota impercettibilmente durante il tratto, l’angolo della punta cambia da solo e la precisione se ne va proprio nei dettagli dove serviva. Per uno schizzo va bene; per un ritratto no.

L’allungamatite vero costa quanto un paio di matite di qualità: considerando quante ne salva nel tempo, è uno degli acquisti più sensati di tutto il corredo. Comprare bene una volta costa meno che improvvisare per sempre.

Quale allungamatite comprare

Il mercato offre tre famiglie di modelli, tutte reperibili nei negozi di belle arti o su Amazon.it.

I modelli in legno con ghiera di ottone sono i classici da bottega: leggeri, caldi in mano, bilanciati come una matita vera. Il set Derwent con due misure, 7 e 8 millimetri, è il riferimento della categoria e copre praticamente tutte le matite da disegno standard.

I set economici in alluminio, spesso a doppia testa con due diametri diversi, arrivano in confezioni multiple a prezzo minimo: perfetti se vuoi un allungamatite fisso per ogni gradazione che usi spesso, senza cambiare mozzicone in continuazione.

Infine ci sono i modelli con accessori integrati, tipo gomma o temperino nel fondo: simpatici, ma nel disegno serio preferisco gli strumenti separati, ognuno fatto bene per il suo mestiere.

Ecco il confronto in sintesi:

Tipo Punti di forza Per chi
Legno con ghiera di ottone (Derwent 7-8 mm) Bilanciamento da matita vera, presa salda, dura anni Chi disegna con costanza e vuole un solo strumento definitivo
Set in alluminio a doppia testa Prezzo minimo, due diametri, confezioni multiple Chi vuole un allungamatite fisso per ogni gradazione
Modelli con gomma o temperino integrati Tutto in tasca Schizzi in giro, non il lavoro fine da tavolo

Qualunque modello scegli, il criterio decisivo resta uno: la matita, una volta stretta, non deve muoversi di un millimetro. Tutto il resto è finitura.

Il rispetto per lo strumento

Chiudo con il motivo vero per cui questo piccolo oggetto mi è caro. Quei mozziconi che tieni nel barattolo non sono rifiuti: sono ore di esercizio, ritratti finiti, errori superati. Nella tradizione di bottega niente si spreca, e usare la matita fino all’ultimo centimetro è una forma concreta di rispetto per il mestiere e per il materiale.

La prossima volta che una matita amata si accorcia troppo, non salutarla: allungala. Ha ancora disegni da darti.

Domande frequenti

Cos’è l’allungamatite a doppia testa?

È un modello con un’imboccatura a ciascuna estremità, in genere di due diametri diversi, per esempio 7 e 8 millimetri. Con un solo strumento copri sia le matite da disegno standard sia quelle leggermente più grosse.

La doppia testa permette anche di montare due mozziconi contemporaneamente, uno per lato: comodo se lavori alternando due gradazioni, tipo 2B e 6B.

L’unico svantaggio è che non puoi appoggiarlo in verticale nel portamatite con la punta protetta: valuta in base alle tue abitudini.

L’allungamatite funziona con pastelli e matite colorate?

Sì, ed è anzi uno degli usi dove rende di più: le matite colorate e i pastelli hanno mine grasse che si consumano in fretta e prezzi unitari più alti delle matite di grafite.

Controlla solo il diametro: molte linee di matite colorate professionali superano gli 8 millimetri standard e richiedono un modello con imboccatura larga o regolabile.

Per i pastelli interi a sezione grossa esistono invece dei porta-pastelli dedicati, con quattro griffe metalliche: sono un accessorio diverso dall’allungamatite classico da disegno.

E quando nemmeno l’allungamatite basta più?

Quando restano tre o quattro centimetri, la ghiera non ha più presa sufficiente e il mozzicone balla. A quel punto la matita ha dato tutto quello che poteva come strumento da disegno.

Gli ultimi centimetri però non vanno sprecati: io li uso per provare i colori, testare la carta nuova o sbozzare miniature dove serve una presa cortissima.

E c’è chi li conserva in un barattolo come diario di lavoro: ogni mozzicone è un disegno finito. Non è nostalgia, è memoria del mestiere.

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