Matita carboncino: cos’è, tipi, marche e come si usa

Prima o poi succede a chiunque faccia ritratti a matita: arrivi alle ombre più profonde, premi la grafite 6B fino a lucidare il foglio, e il nero che ottieni resta comunque grigio. È il limite fisico della grafite, che riflette la luce.

La soluzione ha un nome preciso: matita carboncino. In questa guida ti spiego che cos’è, quali tipi esistono, quali marche vale la pena provare e, soprattutto, ti racconto il mio test su carta con i risultati veri, comprese le regole per usarla insieme alla grafite senza rovinare il lavoro.

Che cos’è la matita carboncino?

La matita carboncino è uno strumento da disegno formato da una mina di carbone, naturale o pressato, incapsulata nel legno come una normale matita. Produce un nero denso, opaco e senza il riflesso metallico tipico della grafite. Nel disegno realistico si usa soprattutto in tecnica mista, per rinforzare le ombre profonde che la grafite da sola non raggiunge.

Rispetto al carboncino in bastoncino, la versione a matita sporca meno le mani e permette dettagli minuti, perché la punta si mantiene precisa. È il ponte perfetto tra il mondo pulito della grafite e la profondità del carbone.

Un po’ di storia: dalla preistoria a Conté

Il carbone è tra i materiali artistici più antichi in assoluto: gli artisti della preistoria disegnavano sulle pareti delle caverne con ocra e argilla per i rossi, e carbone mescolato a biossido di manganese per i neri. Uno dei primi disegni a carboncino di cui abbiamo notizia è il ritratto di Willibald Pirckheimer, realizzato da Albrecht Dürer nel 1503.

La matita moderna nasce invece da un’emergenza politica. Durante il blocco economico contro la Francia repubblicana, che impediva di importare la grafite britannica, il pittore e inventore Nicolas-Jacques Conté mescolò polvere di grafite con argilla e la pressò tra due semicilindri di legno. Brevettò l’invenzione nel 1795 e fondò la società che ancora oggi porta il suo nome: la stessa Conté à Paris di cui parleremo tra poco.

I tipi di carboncino

Il mercato italiano distingue tre famiglie principali, e conoscerle evita l’errore più comune: comprare il tipo sbagliato per il proprio uso.

Fusaggine (carboncino naturale)

La fusaggine si ottiene carbonizzando sottovuoto, a bassa temperatura, rami di salice, vite o tiglio, e in altri paesi anche di betulla. Il tratto è un nero tendente al grigio, morbido e facilissimo da rimuovere con un panno o con la gomma pane.

Proprio per questo è lo strumento classico per lo schizzo preparatorio, anche su tela: sparisce sotto la pittura senza lasciare traccia.

Carboncino pressato

Il carboncino pressato nasce da polvere di carbone impastata con un legante, di solito argilla, e compressa in bastoncini. Il nero è più profondo e uniforme della fusaggine, e la resa nelle ombre scure è notevole.

Il rovescio della medaglia: si cancella con difficoltà. Sulla tela è sconsigliato per gli schizzi, perché rimuoverlo del tutto è quasi impossibile. La durezza va scelta in base al lavoro.

Matita a carboncino

La matita a carboncino incapsula una mina di carbone, naturale o pressato, nel legno. È la scelta giusta per i lavori delicati e minuziosi: la punta tiene il dettaglio e le mani restano pulite.

Per il disegno realistico in tecnica mista è la forma che uso praticamente sempre, ed è quella su cui si concentra il resto di questa guida.

Tipo Tratto Cancellabilità Uso ideale
Fusaggine Nero grigiastro, morbido Molto facile Schizzi, anche su tela
Carboncino pressato Nero profondo e uniforme Difficile Ombre profonde su carta
Matita a carboncino Nero denso, punta precisa Parziale (si schiarisce) Dettagli e tecnica mista

Differenza tra carboncino e fusaggine

La differenza sta nella lavorazione: la fusaggine è il ramo carbonizzato così com’è, mentre il carboncino pressato è polvere di carbone ricompattata con un legante. In pratica la fusaggine è più tenera, più grigia e si cancella subito; il pressato è più nero, più stabile e più permanente.

Se nei negozi di belle arti vedi entrambi i nomi sullo stesso scaffale, ora sai come scegliere: fusaggine per costruire, pressato per scurire.

Le marche: Conté à Paris e Cretacolor

Nei miei test ho lavorato soprattutto con la linea di matite carboncino di Conté à Paris, che in Italia si trova bene sia online sia nei negozi di belle arti, e con la Cretacolor Nero. Ecco cosa distingue ciascuna.

Pierre Noire

La Conté Pierre Noire è morbida, con un nero denso, profondo, permanente e opaco. È apprezzata su ogni tipo di supporto, dai blocchi da disegno alla carta con fibre di cotone fino alla tela. Gradazioni disponibili: H, HB, B, 2B e 3B.

Carbone

La Conté Carbone deriva dal carbone vegetale tradizionale ma con una durezza superiore: la mina si spezza meno e sporca pochissimo le mani. Il finale è liscio e dettagliato, adatto ai progetti di precisione. Gradazioni: 2H, H, HB, B, 2B e 3B.

Charcoal

La Conté Charcoal dà un nero intenso ma più poroso e ruvido rispetto alla Pierre Noire. La sua caratteristica pratica è la resistenza: la mina non si spezza, il che la rende comoda da portare in giro. Gradazioni: H, HB, B e 2B.

Cretacolor Nero

La Cretacolor Nero è un impasto di carbone con cera e additivi: pigmento nero consistente, anche se meno denso della Pierre Noire. In compenso la mina è pulitissima, non sbava, non lascia residui e si fonde bene con la grafite.

La cera le regala una proprietà unica di cui parleremo tra poco: aderisce anche sopra le zone già sfumate a grafite.

La prova sulla carta: il mio test

Su una carta liscia da 190 g/m² ho messo a confronto diverse gradazioni e linee di matite carboncino, fianco a fianco, con lo stesso soggetto. Non un test di laboratorio: un test da tavolo da disegno, quello che serve davvero a chi deve scegliere.

Le Carbone sono risultate le più morbide e meno porose al tatto, con pochi residui, ma con la sensazione di penetrare a fatica nella carta, come se ci fosse un velo di cera. Funzionano bene nei toni chiari e delicati. La Charcoal è all’opposto: porosità grande, quasi rustica, molti residui, e il rischio concreto di sbavare il lavoro se ci passi sopra con la mano.

La Pierre Noire è stata la vincitrice per la tecnica mista con la grafite: né troppo morbida né troppo ruvida, sporca un poco ma penetra bene nella carta. Combinando due gradazioni di Pierre Noire e un pennello per stendere, si ottiene un nero intensissimo e opaco, visibilmente più profondo del tono di una grafite Staedtler 3B, che resta grigiastra al confronto. Nel test comparativo finale ho affiancato Pierre Noire, Cretacolor Nero, Derwent Dark Onix e una grafite 6B: la scala di intensità parla da sola.

Come si usa la matita carboncino: la tecnica di base

La matita carboncino si usa come una matita di grafite, ma con tre differenze pratiche che conviene conoscere prima del primo tratto. La prima: il carbone si consuma più in fretta, quindi tieni il temperino o un blocchetto di carta vetrata fine a portata di mano per rifare la punta spesso.

La seconda: il tratteggio va costruito con meno pressione. Il carboncino deposita molto pigmento già con un tocco leggero, e premere subito al massimo significa saturare la carta e perdere la possibilità di correggere. Parti chiaro, scurisci a strati.

La terza: la sfumatura è il suo terreno naturale. Lo sfumino fonde i tratti in un tono vellutato con una facilità che la grafite non ha, e la gomma pane, usata a tampone, apre le luci senza cancellare del tutto. Chi vuole spingersi oltre può aggiungere una matita di carboncino bianco per i punti luce su carta colorata: è una delle combinazioni classiche della tradizione accademica.

Sulla tela il discorso cambia: per gli schizzi preparatori usa la fusaggine, che si rimuove con un panno, e riserva la matita carboncino ai disegni definitivi su carta. Un carboncino pressato sulla tela è una decisione quasi irreversibile.

Quale carta scegliere

La texture della carta decide metà del risultato con il carboncino, più ancora che con la grafite. Una carta liscia, come quella da 190 g/m² che ho usato nei test, dà tratti compatti e controllati, ideali per la tecnica mista nei ritratti.

Una carta a grana media o ruvida invece mangia il pigmento nella trama e restituisce un effetto granuloso, più espressivo ma meno adatto ai dettagli minuti dei ritratti. Prima di un lavoro importante, prova la stessa matita su due carte diverse: cinque minuti di test evitano ore di frustrazione a metà disegno.

Carboncino e grafite insieme: la regola dell’aderenza

La regola che nessun tutorial italiano racconta, e che decide il successo della tecnica mista, è l’ordine di applicazione: la grafite stesa sopra il carboncino aderisce e si fonde bene; il carboncino steso sopra la grafite invece no. La grafite liscia la porosità della carta e il carbone non trova più appiglio.

L’eccezione è la Cretacolor Nero: grazie alla cera nell’impasto aderisce anche sopra le zone già sfumate a grafite, purché il tratto sotto sia leggero e la carta non sia satura. Se il tuo flusso di lavoro parte dalla grafite, è lei lo strumento da tenere a portata di mano.

Ultima avvertenza pratica: il carboncino si sfuma con grande facilità e si spande intorno al tratto. La penna gomma di precisione, come la Tombow da 2,3 mm che uso sulla grafite, qui serve a poco: il carbone penetra nella carta e si può solo schiarire, non cancellare del tutto. Meglio pianificare le luci prima di scurire.

Gli errori più comuni con il carboncino

Quando i miei studenti passano dalla grafite al carboncino, i primi fogli finiscono quasi sempre nello stesso modo. Questi sono gli errori che vedo più spesso, in ordine di frequenza:

  • Carboncino sopra grafite satura: il pigmento non aderisce e si sbriciola; pianifica prima quali zone saranno a carbone;
  • Contare sulla gomma: con il carboncino la gomma schiarisce ma non cancella, quindi le luci vanno riservate in anticipo, non recuperate dopo;
  • Mano d’appoggio sul disegno: una passata distratta sopra un’area scurita e la sbavatura è fatta, il foglio di protezione non è un optional;
  • Niente fissativo a fine lavoro: il carbone resta in superficie e un disegno non fissato si degrada al primo sfregamento, anche dentro una cartellina.

Dove comprare la matita carboncino in Italia

Le matite carboncino si trovano in qualsiasi negozio di belle arti fornito: online su Momarte o nello shop di Vertecchi, nelle botteghe storiche come Zecchi a Firenze, oppure su Amazon.it. Conté à Paris e Cretacolor sono entrambe distribuite regolarmente in Italia, quindi non serve ordinare dall’estero.

Se parti da zero, il mio consiglio di acquisto è semplice: una Pierre Noire in due gradazioni, ad esempio B e 3B, e una Cretacolor Nero. Con tre matite copri schizzo, ombre profonde e correzioni sopra la grafite, e spendi meno di quanto costi un set completo di grafiti che a questo punto non ti serve ancora.

E se il tuo obiettivo è il ritratto, il carboncino dà il meglio proprio dove serve profondità: pupille, narici, l’interno della bocca. Per la costruzione di quelle zone ti possono servire i tutorial su come disegnare labbra realistiche a matita, dove il nero della linea interna fa metà del lavoro, e su come disegnare un occhio realistico, dove la pupilla chiede il nero più profondo di tutto il volto.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra carboncino pressato e matita a carboncino?

Il carboncino pressato è un bastoncino di polvere di carbone e legante: copre in fretta grandi aree, dà un nero profondo, ma sporca le mani e si cancella male.

La matita a carboncino racchiude una mina simile dentro il legno: punta precisa, mani pulite, controllo da matita. La resa del nero dipende dalla mina, che può essere naturale o pressata.

Per i ritratti realistici la matita dà più controllo nei dettagli scuri; il bastoncino brilla negli sfondi e nelle campiture ampie.

Posso usare lo stesso fissativo del disegno a grafite?

Sì, il fissativo spray che usi per la grafite funziona bene anche sul carboncino, che anzi ne ha più bisogno perché resta in superficie.

Il metodo che uso: nebulizzare a circa 30 cm dal foglio, in strati leggeri, lasciando asciugare ogni strato da 5 a 10 minuti. Due o tre passaggi leggeri fissano meglio di uno pesante.

Una mano troppo carica può scurire i toni medi e creare pozze lucide nei neri profondi, che è esattamente quello che il carboncino opaco vuole evitare.

Come evito di sporcare la mano e il foglio?

Metti sempre un foglio pulito tra la mano e il disegno, così appoggi senza trasferire pigmento sulla carta.

Poi organizza la direzione del lavoro: se sei destrimano procedi dall’alto verso il basso, se sei mancino al contrario, in modo che la mano d’appoggio non passi mai sopra le zone già scurite.

Tieni vicino un pennello morbido per togliere i residui di carbone che cadono sul foglio: soffiare li spande invece di eliminarli. A fine sessione copri il disegno con un foglio di protezione fino al fissaggio.

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