Aggiornato il da Rita Moreira
Entri in cartoleria, chiedi il foglio per ricalcare un disegno e ti mettono in mano la carta carbone da ufficio. Costa poco, funziona subito e ti rovina il lavoro tre ore dopo, quando cominci a sfumare e il tratto trasferito non se ne va più.
La carta giusta esiste, si chiama carta grafite (nei negozi di belle arti la trovi come carta copiativa in grafite) ed è un’altra cosa. In questa guida ti spiego che cosa la distingue, come si usa senza incidere il foglio, come fartela in casa con una matita morbida e quanto costa davvero in Italia.
Che cos’è la carta grafite?
La carta grafite è un foglio sottile rivestito su un lato di polvere di grafite, che si mette tra l’immagine di riferimento e il foglio da disegno per trasferire i contorni. A differenza della carta carbone non contiene cera: il tratto che lascia si cancella con la gomma e non respinge la matita quando ci sfumi sopra.
È lo stesso principio della matita, applicato a una superficie intera invece che a una punta. Premi sopra la linea della referenza, la grafite si stacca dal rivestimento e si deposita sotto, esattamente dove hai premuto.
Carta grafite o carta carbone: la differenza che ti rovina il disegno
Qui nasce l’equivoco che manda a casa mezza Italia con il foglio sbagliato. Il vocabolario Treccani alla voce copiativo è categorico: “carta c., lo stesso che carta carbone”. Il commesso che ti serve ha imparato l’italiano dal dizionario, e ti dà il carbone.
Nei negozi di belle arti, però, lo stesso nome indica il prodotto opposto: la carta copiativa in grafite, venduta con la dicitura “senza cera” e “cancellabile con la gomma”. Due significati per una parola sola, e in mezzo il tuo disegno.
La differenza è nel legante. La carta carbone lega il pigmento con una sostanza cerosa, pensata per moduli, ricevute e fatture: deve restare, non deve sbavare, non deve cancellarsi. È esattamente quello che tu non vuoi.
Quando poi cominci a lavorare il tono sopra un tratto ceroso, la grafite della matita non entra: la cera respinge il pigmento e la linea resta lì, più scura di tutto il resto, con quel bordo unto che nessuna gomma toglie. È il motivo per cui insisto su questo punto con i miei allievi: il danno non si vede al momento del ricalco, si vede tre ore dopo, quando il disegno è già avanti e non si torna indietro.
I quattro fogli per trasferire un disegno, a confronto
Sotto il nome generico di “carta per ricalcare” convivono quattro prodotti diversi. Questa tabella mette in fila che cosa fa ciascuno:
| Foglio | Si cancella? | Che cosa lascia | Quando usarlo |
|---|---|---|---|
| Carta grafite | Sì, con la gomma | Tratto di grafite pulito | Disegno a matita, sempre |
| Carta carbone | No | Tratto ceroso e unto | Moduli e ricevute, mai il disegno |
| Carta da lucido | Non serve | Nulla: ci ridisegni sopra | Ricopiare e correggere il tratto |
| Foglio fatto in casa | Sì, con la gomma | Tratto di grafite pulito | Quando serve subito o su misura |
La carta da lucido merita una riga in più, perché fa un mestiere diverso: è semitrasparente e serve a ricopiare il disegno per trasparenza, non a depositarlo. La scheda ufficiale Canson per il mercato italiano la dà a 80/85 g/m² con pH neutro, in blocchi A4, 23×33 e A3, adatta a “tratti netti e precisi con grafite, inchiostro e china”.
Come si usa la carta grafite, passo per passo
Il gesto è semplice, ma tre dettagli separano il ricalco pulito da quello che sporca il foglio. Ecco l’ordine che uso io:
- Fissa il foglio da disegno al tavolo con due pezzi di nastro carta ai bordi, fuori dall’area di lavoro.
- Appoggia la carta grafite con il lato rivestito verso il basso, cioè verso il tuo foglio.
- Metti sopra la referenza stampata e fissa anche quella, almeno su un lato, come una cerniera: così puoi sollevarla e controllare senza perdere il registro.
- Ripassa i contorni con una matita dura (2H o H) o con una penna a sfera scarica, con pressione leggera e costante.
- Solleva un angolo ogni tanto e controlla che il tratto stia passando, prima di aver ripassato tutto.
- Ricalca solo l’essenziale: contorni, confini tra le masse di luce e ombra, punti di riferimento. Il resto è lavoro tuo.
I due errori che vedo più spesso sono opposti e fanno lo stesso danno. Il primo è trascinare il foglio invece di fissarlo: la grafite si spalma e lascia un alone grigio su tutta la superficie, che poi combatti per ore.
Il secondo è premere troppo. Con una matita dura e la mano pesante non trasferisci meglio: incidi il foglio. Il solco resta nella carta anche dopo aver cancellato il segno, e quando ci passi la matita di piatto per costruire il tono, quel solco si riempie di grafite e diventa una linea più scura che non toglierai mai.
Carta grafite fai da te, con una matita 6B
Il foglio te lo puoi fare in casa, ed è la versione che uso più spesso, perché la fai della misura che ti serve e la rifai quando si consuma. Prendi un foglio sottile (va bene la carta da lucido, va bene anche un foglio di carta da fotocopie), sfregaci sopra una matita molto morbida, 6B o 8B, coprendo tutta l’area con tratti incrociati.
Poi passa un batuffolo di cotone o uno sfumino su tutta la superficie, per uniformare la polvere ed eliminare i grumi. Quel foglio funziona esattamente come quello comprato, con due vantaggi: costa quanto la matita che hai già e puoi farlo grande quanto vuoi.
Un avvertimento sul nome, perché ti farebbe perdere tempo: in italiano non chiederlo mai come “foglio grafitato”, che è una traduzione letterale e non esiste per nessuno. Se lo cerchi online, cercalo come carta grafite fai da te; se lo chiedi in negozio, chiedi la carta copiativa in grafite.
Ricalcare è barare? La risposta è nel Rinascimento
È la domanda che arriva sempre, di solito con un po’ di vergogna, e la risposta italiana è più antica di tutti noi. Si chiama spolvero: si bucherella il contorno del cartone, il disegno preparatorio a grandezza reale, e ci si batte sopra un sacchettino di polvere colorata, che passa dai fori e riporta il tracciato sul supporto definitivo.
Era la procedura normale delle botteghe rinascimentali. Nessuno, davanti a un affresco, ha mai pensato che l’artista avesse barato perché il contorno era stato trasferito invece che disegnato a mano libera sul muro.
La mia posizione è quella, e la dico chiara: ricalcare non è una scorciatoia nell’apprendimento, è una scelta di che cosa vuoi allenare oggi. Se il tuo obiettivo è il chiaroscuro, la texture della pelle, i passaggi tonali e la resa finale, il ricalco ti restituisce le ore che avresti speso sul contorno e te le mette dove vuoi tu.
Quello che il ricalco non fa è insegnarti a costruire una figura. Sono due strade diverse, e la differenza sta nel sapere quale stai percorrendo. Se ti interessa il confronto tecnico tra i modi di ottenere il tratto, l’ho fatto nella guida su come copiare un disegno su un foglio.
Quando invece non conviene ricalcare
Ci sono due situazioni in cui ti sconsiglio il ricalco, e vale la pena dirle. La prima riguarda chi studia per osservazione: se il tuo percorso è imparare l’anatomia, le proporzioni e la costruzione della figura, il foglio di grafite salta esattamente la tappa che costruisce la percezione. Lì il tempo speso sul contorno non è tempo perso, è il lavoro.
La seconda è tecnica e riguarda la carta. Su una superficie molto ruvida il trasferimento passa a macchie, perché il contatto avviene solo sulle creste della grana: il tratto esce spezzato e finisci per ripassarlo a mano, con l’errore in più. Sulle carte a grana fine, come quelle di cui parlo nella guida su carta liscia o ruvida, il ricalco si comporta molto meglio.
Stesso discorso, al contrario, per la tavoletta luminosa: lì il limite non è la grana ma la grammatura, perché oltre una certa consistenza il foglio non lascia passare abbastanza luce e non vedi più la referenza sotto.
Dove si compra in Italia e quanto costa
La marca italiana più diffusa è DOM, che si trova nei negozi di belle arti a prezzi bassi: da Vertecchi il formato 24,5×35 cm da 10 fogli sta intorno ai 7,50 euro, mentre la confezione grande 50×70, sempre da 10 fogli, viaggia sui 17 euro da Emporio Artista. Per un A4 tagli un foglio e ne ricavi tre lavori.
La versione premium è la SARAL, importata e venduta da Momarte: la scheda del prodotto la descrive come carta copiativa in grafite senza cera, cancellabile con la gomma bianca, disponibile in cinque colori (grafite, bianco, blu non fotografico, giallo, rosso) e utilizzabile su legno, tela, carta, stoffa, ceramica e metallo. Il rotolo costa intorno ai 24 euro e dura anni.
Se non hai un negozio di belle arti vicino, su Amazon.it trovi la GRAPH’IT in A3 e alternative economiche in A4: leggi sempre che sulla confezione ci sia scritto grafite e non carbone. E se in cartoleria ti offrono la carta carbone Kores, quella da ufficio, sai già che per il tuo disegno non va bene.
Un consiglio pratico sulla referenza da ricalcare: stampala della misura esatta del disegno finale e in scala di grigi, così ricalchi i contorni giusti senza doverli ingrandire a occhio. Su come sceglierla, ho scritto la guida sulle foto di riferimento per disegnare.
Domande frequenti
La carta grafite è davvero cancellabile?
Sì, se è vera carta grafite: il tratto che lascia è polvere di grafite, la stessa che esce dalla tua matita, e si comporta allo stesso modo sotto la gomma. Con una gomma pane, tamponando invece di strofinare, il segno si alleggerisce fino a sparire senza aggredire la superficie del foglio.
Quello che non si cancella è il tratto della carta carbone, perché la cera che lega il pigmento lo fissa alla carta. Se hai un dubbio davanti alla confezione, fai la prova su un ritaglio prima di usarla sul lavoro buono.
Si può ricalcare un disegno con la carta forno?
La carta forno funziona come sostituto della carta da lucido, non della carta grafite: è semitrasparente, quindi ci puoi ricopiare sopra il contorno, ma da sola non trasferisce niente sul foglio sotto.
Per usarla devi fare il passaggio in più: ricopi il contorno sulla carta forno, poi anneristi il retro del tratto con una matita morbida e infine ripassi le linee sul foglio da disegno. Funziona, ed è la soluzione di emergenza quando il negozio è chiuso, ma la superficie unta della carta forno tiene la grafite peggio di un normale foglio da fotocopie.
Che differenza c’è tra carta grafite e carta da lucido?
La carta grafite deposita: è rivestita di pigmento su un lato e serve a lasciare il tratto sul foglio che sta sotto. La carta da lucido non deposita niente: è semitrasparente e serve a vedere attraverso, per ricopiare il disegno o per provare una correzione senza toccare l’originale.
Nella pratica le uso insieme. Ricopio la referenza sulla carta da lucido, sistemo lì le proporzioni finché non mi convincono, e solo allora trasferisco quel tracciato pulito sul foglio definitivo con la carta grafite. Due fogli, due mestieri.
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