Migliori matite da disegno: perché una 2B non è uguale ovunque

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La domanda su quali siano le migliori matite da disegno riceve quasi sempre la stessa risposta: una lista di marche in ordine di prezzo. Il problema è che quella lista non dice l’unica cosa che conta davvero quando apri la scatola nuova.

Una 2B non è una 2B ovunque. La sigla indica una posizione nella scala di durezza, non un tono garantito, e due fabbricanti diversi possono darti due grigi che non stanno nemmeno vicini. Da qui parte questo articolo, e ci torna alla fine.

Quali sono le migliori matite da disegno?

Le migliori matite da disegno sono quelle la cui scala di durezza è coerente al proprio interno e costante da una confezione all’altra. In Italia le linee che rispondono a questo criterio sono la Castell 9000 di Faber-Castell, la Mars Lumograph di Staedtler, la Grafwood di Caran d’Ache e la Rembrandt di Lyra.

La parola chiave è coerenza, non morbidezza. Un buon corredo è un corredo in cui il salto fra una gradazione e la successiva è sempre uguale, così che tu possa prevedere il tono prima di appoggiare la punta.

Il resto, cioè l’ergonomia del fusto, il colore della verniciatura e la scatola di metallo, è comodità. Non entra nel disegno, e vale la pena dirlo subito perché è su quello che si spende di più senza accorgersene.

Perché una 2B non è uguale in tutte le marche

Perché la sigla H/B non è una norma internazionale con un valore misurabile: è una scala relativa interna a ciascun fabbricante. Ogni casa produce la propria progressione mescolando grafite e argilla nelle proporzioni che ritiene giuste, e poi la etichetta.

La conseguenza pratica la vedi al primo tratto. Una 2B di una marca può darti un grigio che un’altra marca chiama 3B, e nel mezzo di un disegno questo significa che il tono che avevi in mente non arriva, oppure arriva troppo presto e chiude la zona.

C’è un secondo effetto, più insidioso, che riguarda chi mescola le marche. Se costruisci i chiari con una casa e gli scuri con un’altra, il passaggio fra i due gruppi salta, e il disegno mostra un gradino che non sai spiegarti. Non è la tua mano: è la scala che cambia a metà strada.

Da qui la regola più utile di tutto l’articolo: dentro lo stesso disegno, resta dentro la stessa famiglia. Cambiare marca fra un lavoro e l’altro va benissimo, cambiarla dentro lo stesso lavoro quasi mai. Se vuoi rivedere come funziona la scala in sé, l’ho spiegata in gradazioni delle matite.

Le marche che trovi davvero in Italia

Prima delle preferenze viene la reperibilità, e in Italia varia parecchio da negozio a negozio: la stessa marca che una catena tiene in profondità, un’altra non la porta affatto. Ho verificato i cataloghi di due fra i principali rivenditori e il quadro è questo.

Marca Linea da conoscere Come si comporta
Faber-Castell Castell 9000 Scala regolarissima, la più prevedibile
Staedtler Mars Lumograph Tratto asciutto e pulito, poco sbriciolamento
Caran d’Ache Grafwood Molto morbida in mano, neri profondi
Lyra Rembrandt Sketching Ottimo rapporto qualità prezzo
Koh-I-Noor Progresso (tuttamina) Senza legno: copre superfici ampie

La differenza fra i negozi è concreta e vale la pena saperla prima di uscire di casa. Il catalogo della Momarte è profondo su Faber-Castell e Caran d’Ache, con la Castell 9000 in più configurazioni e la Grafwood anche in tubo di metallo. Quello della bellearti è invece forte su Lyra e su Koh-I-Noor, con la linea Progresso senza legno.

Questo significa che il consiglio “compra questa marca” è quasi sempre un cattivo consiglio in Italia: rischia di mandarti a cercare un prodotto che il tuo negozio non tiene. Il consiglio utile è sapere che cosa fa ciascuna al tratto, e scegliere fra quelle che trovi.

Meglio Staedtler o Faber-Castell?

È il confronto che tutti fanno, e la risposta onesta è che sono due filosofie diverse più che due livelli di qualità. La Castell 9000 ha la progressione più regolare che conosca: il salto da una gradazione all’altra è così costante che dopo qualche disegno lo prevedi a occhi chiusi.

La Mars Lumograph ha un tratto più asciutto e si sporca meno sotto la mano, che su un lavoro lungo e molto sfumato è un vantaggio reale. In compenso, nelle gradazioni più morbide arriva un po’ meno in fondo al nero rispetto alla concorrente.

Se dovessi scegliere per qualcuno che sta costruendo il primo corredo serio, direi Castell 9000, per la sola ragione della prevedibilità. Se dovessi scegliere per chi lavora molto di sfumato e si trova sempre con il foglio sporco, direi Mars Lumograph.

E aggiungo un terzo nome che in Italia si trova bene e che il confronto fra le due lascia sempre fuori: la Grafwood di Caran d’Ache, svizzera, più cara, con una morbidezza in mano che si sente subito. Non è necessaria, ma se l’hai in negozio vale una prova.

Quanto costa davvero mettere insieme un corredo

Più che il prezzo assoluto conta la forbice, ed è ampia. Nel catalogo di un solo rivenditore italiano di belle arti le matite sciolte vanno da poco più di mezzo euro a quasi tre euro l’una, e i set completi da poco più di quattro euro a oltre quaranta.

La forbice si spiega guardando dentro, non guardando il marchio. Quaranta euro di differenza fra due scatole di matite grigie sembra assurdo finché non guardi cosa contengono: nel prezzo alto ci sono dodici o quindici gradazioni in un astuccio di metallo, nel prezzo basso ce ne sono sei in cartone. Il costo per matita, alla fine, cambia molto meno di quanto sembri.

Il mio consiglio pratico, che è anche quello che costa meno: non comprare un set grande all’inizio. Compra tre o quattro matite sciolte della stessa linea, usale fino in fondo, e solo allora decidi se ti serve l’estensione della scala. Il set completo è comodo per chi già sa quali gradazioni usa davvero.

Set o matite sciolte?

Il set ha un vantaggio che nessuno nomina: garantisce che tutte le gradazioni vengano dallo stesso lotto produttivo, quindi la progressione è coerente. Comprare le stesse matite sciolte in momenti diversi può darti piccole variazioni fra una e l’altra.

Ha però anche uno spreco prevedibile. In un set da dodici, quasi tutti finiscono per consumare tre o quattro matite e lasciare le altre intatte per anni: le gradazioni durissime servono raramente nel realismo, e quelle estreme dall’altro lato sbriciolano più di quanto scuriscano.

Le gradazioni che si consumano davvero, nella mia esperienza e in quella di chi mi scrive, sono quattro: una dura per l’impianto, una media per i mezzitoni, una morbida per le ombre e una molto morbida per i neri finali. Come portare quest’ultimo gruppo fino in fondo lo spiego in come ottenere un nero intenso a matita.

Come provare una marca nuova in dieci minuti

Serve un foglio, la matita nuova e quella che usi di solito nella stessa gradazione. Il confronto va fatto affiancato, sullo stesso foglio e nella stessa sessione: la memoria del tratto è pessima, e a distanza di giorni ricordi male.

  1. Traccia due strisce parallele di cinque centimetri, una per matita, con pressione leggera e costante.
  2. Ripassa ciascuna striscia cinque volte senza aumentare la pressione, contando i passaggi.
  3. Guarda quale delle due è più scura allo stesso numero di passaggi: quella ha la scala più morbida, qualunque cosa dica la sigla.
  4. Passa la gomma su metà di ciascuna striscia e osserva quale lascia un alone grigio.
  5. Sfuma il bordo di entrambe e controlla quale produce una transizione continua e quale si spezza a gradini.
  6. Infine socchiudi gli occhi: la differenza che resta visibile a occhi socchiusi è l’unica che conterà nel disegno finito.

Il punto tre è quello che dimostra la tesi di questo articolo, e lo dimostra in due minuti sul tuo tavolo. Se la 2B nuova è visibilmente più scura o più chiara della 2B che usavi, la sigla ti ha detto meno di quanto credevi.

Le altre marche che vale la pena conoscere

Oltre alle tre grandi, in Italia circolano altre linee che meritano di stare in questa conversazione, perché a volte sono le uniche che il tuo negozio tiene.

La Derwent è inglese e ha una gamma larghissima; nel grafite il tratto è leggermente più granuloso delle tedesche, cosa che su carta liscia può giocare a favore perché aggrappa meglio. La Cretacolor è austriaca, molto presente nel canale professionale italiano, con un rapporto qualità prezzo ottimo nelle gradazioni morbide.

La Bruynzeel, olandese, si trova nella linea Expression in set da sei e da dodici, ed è una scelta sensata per chi vuole una scala completa senza salire di prezzo. La Conté à Paris è francese e vale soprattutto per i materiali secchi diversi dalla grafite, come la pietra nera e la sanguigna, che affiancano bene un disegno a matita.

La Tombow, giapponese, è più nota per le gomme che per le matite, e la sua gomma a penna è diventata uno standard di fatto anche in Italia. La Winsor and Newton ha una Studio Collection presente nei cataloghi italiani, meno diffusa ma reperibile.

Nessuna di queste è migliore delle tre grandi in senso assoluto. Sono alternative reali, e sapere che esistono ti evita di rinunciare a comprare perché il negozio non ha la marca che avevi letto da qualche parte.

Matite senza legno e portamine

Ci sono due formati che non sono matite in senso classico e che risolvono problemi precisi.

Il primo è la matita tuttamina, cioè interamente di grafite, senza legno intorno. La linea Progresso della Koh-I-Noor è quella che si trova più facilmente in Italia. Serve a coprire superfici ampie in fretta, perché puoi usarla di fianco su tutta la lunghezza invece che con la sola punta: per un fondo scuro o per un primo strato su un formato grande fa risparmiare parecchio tempo.

Il secondo è il portamine da due millimetri, che la Caran d’Ache produce come Fixpencil e che esiste in versioni economiche di molte marche. Il vantaggio non è la comodità ma la costanza: la mina ha sempre lo stesso diametro, quindi il tratto non cambia man mano che la matita si consuma, e non devi ritemperare ogni cinque minuti.

Lo svantaggio del portamine è che ti dà una sola gradazione per volta e che le mine morbide si spezzano più facilmente delle matite di legno. Nella pratica conviene tenerne uno per l’impianto e le linee di costruzione, e lasciare il resto alle matite tradizionali.

Il temperino conta quasi quanto la matita

Una matita eccellente temperata male dà un tratto peggiore di una matita media temperata bene, e questa è una delle cose che si scoprono tardi.

Il motivo è la lunghezza del cono. Un temperino da cartoleria produce una punta corta e tozza, che ti costringe a lavorare quasi in verticale e consuma il segno in fretta. Una punta lunga ti permette di appoggiare la matita di lato e di modulare la pressione su una superficie più ampia, che è esattamente il gesto delle sfumature.

Per questo nel corredo italiano si vede spesso un temperino metallico di buona fattura, dove il nome che il mercato riconosce è la tedesca KUM, oppure direttamente un taglierino con la carta vetrata fine per rifinire la mina. Le due strade danno lo stesso risultato: cono lungo, mina esposta.

Le gradazioni morbide, che sono quelle su cui la marca fa più differenza, sono anche quelle che si consumano più in fretta e che vanno ritemperate più spesso. Se vuoi vedere i metodi in dettaglio, li ho raccolti in come temperare le matite da disegno.

Cosa non cambia con la marca

Cambiare marca non risolve i problemi di lettura. Se le proporzioni non tornano o i rapporti di tono sono sbagliati, la matita più costosa del mondo produrrà un disegno sbagliato con un grigio più bello.

E c’è un fattore che pesa più della marca, ed è il foglio. La stessa matita su un supporto poroso e su uno satinato dà due risultati che non si somigliano: il primo scurisce in fretta e resta granuloso, il secondo chiede una mina più morbida e satura prima. Ne ho scritto nel dettaglio parlando del cartoncino Bristol e del Fabriano F4.

Se stai ancora costruendo il corredo di base, il quadro completo, gomme e sfumini compresi, è in materiale per disegnare a matita,.

Domande frequenti

Meglio Staedtler o Faber-Castell?

Sono due filosofie, non due livelli. La Castell 9000 di Faber-Castell ha la progressione più regolare, quindi è la più prevedibile: dopo pochi disegni sai già che tono ti darà ogni gradazione.

La Mars Lumograph di Staedtler ha un tratto più asciutto e sporca meno il foglio sotto la mano, cosa che conta parecchio nei lavori lunghi e molto sfumati. Per chi costruisce il primo corredo serio, la prevedibilità della Castell 9000 è il criterio più utile; per chi lavora molto di sfumato, la Lumograph.

Una 2B è uguale in tutte le marche?

No, e questa è la cosa che quasi nessuno dice. La scala H/B non è una norma con un valore misurabile: è una progressione relativa interna a ciascun fabbricante, che decide da sé quanta argilla mettere in ogni gradazione.

In pratica la 2B di una marca può dare il grigio che un’altra chiama 3B. Per questo conviene restare dentro la stessa linea all’interno di uno stesso disegno: mescolare due scale diverse produce un salto di tono a metà lavoro che sembra un errore di mano ed è un errore di corredo.

Conviene comprare un set o le matite sciolte?

All’inizio le sciolte, e poche. Tre o quattro gradazioni della stessa linea coprono quasi tutto il lavoro, e ti permettono di capire quali usi davvero prima di spendere per dodici.

Il set diventa conveniente dopo, e ha un vantaggio reale che nessuno nomina: tutte le gradazioni vengono dallo stesso lotto produttivo, quindi la progressione è coerente. Lo svantaggio è che in un set da dodici la maggior parte delle persone consuma tre matite e lascia le altre intatte per anni.

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