Aggiornato il da Rita Moreira
Il panneggio è la parte del disegno che smaschera tutti. Un volto sbagliato si vede, ma un panneggio sbagliato si vede prima, perché una piega mal costruita non sembra un errore di somiglianza: sembra carta stropicciata appiccicata a una persona.
La buona notizia è che le pieghe non sono infinite. Si ripetono, hanno nomi, e una volta che sai riconoscerle il tessuto smette di essere caos e diventa un problema di luce. Qui trovi come si leggono, come si disegnano e dove andare a vedere il migliore panneggio del mondo senza pagare biglietto.
Che cos’è il panneggio?
Il panneggio è il modo in cui un tessuto si dispone in pieghe su un corpo o su un supporto, ed è uno degli esercizi più difficili del disegno di osservazione. La ragione è semplice: una piega non ha contorno proprio, esiste solo perché la luce la costruisce, e quindi si disegna con i toni e non con la linea.
Il vocabolario Treccani lo definisce come la disposizione delle pieghe di un tessuto, e la parola viene dall’ambito artistico prima ancora che da quello sartoriale. Non è un caso: per secoli il panneggio è stato una materia di studio, con esercizi propri, e non un dettaglio di contorno.
Chi disegna lo scopre presto e di solito nel modo peggiore. Passa un’ora sul viso, poi liquida la camicia in cinque minuti con qualche linea a caso, e il disegno intero crolla. Il tessuto occupa metà della superficie del foglio: trattarlo come riempimento significa rovinare il lavoro fatto bene.
I sette tipi di piega, e cosa fa la luce su ognuna
Le pieghe si classificano da secoli in sette famiglie, e riconoscerle è metà del lavoro. Non serve impararle a memoria: serve sapere che quando guardi una manica stai guardando una di queste sette cose, e non una forma nuova mai vista.
| Tipo di piega | Come si forma | Cosa fa la luce |
|---|---|---|
| Piega a tubo | Il tessuto pende da un punto fisso | Cilindri paralleli: luce, mezzotono, ombra |
| Piega a zig zag | Un tubo si piega, come in un gomito | Ombre corte e alternate a soffietto |
| Piega a spirale | Il tessuto avvolge un cilindro, il braccio | La luce gira e si attorciglia con la stoffa |
| Piega a mezza chiusura | Un’articolazione si flette a metà | Un occhio d’ombra netto nel punto di piega |
| Piega a festone | Il tessuto pende fra due punti alti | Curve appese con ombra profonda al centro |
| Piega a goccia | Un tessuto cade da un solo aggancio | Una massa d’ombra unica, larga in basso |
| Piega inerte | Il tessuto è a terra, senza tensione | Ombre piatte e disordinate, quasi casuali |
La regola che tiene insieme la tabella è una sola: ogni piega nasce da un punto di tensione. Trova quel punto e tutto il resto si spiega, perché il tessuto obbedisce alla gravità e all’aggancio, non alla fantasia.
Ed è anche il modo di correggersi da soli. Se una piega del tuo disegno non parte da nessun punto di tensione riconoscibile, l’hai inventata, e si vedrà.
Panneggio bagnato e panneggio barocco: due modi opposti
Il panneggio bagnato è la convenzione della scultura greca classica: il tessuto aderisce al corpo come se fosse umido, e serve a mostrare la forma che ha sotto invece di nasconderla. Le figure del fregio del Partenone sono l’esempio che tutti abbiamo visto almeno in fotografia.
Il panneggio barocco fa l’esatto contrario. Il tessuto si stacca dal corpo, vola, si torce e si gonfia, e non serve a rivelare l’anatomia ma a creare movimento e ombra dove il marmo, da solo, sarebbe fermo.
Per chi disegna questa opposizione non è storia dell’arte: è una scelta pratica da fare ogni volta. Se il tuo obiettivo è far capire il corpo sotto i vestiti, lavori come i greci, con poche pieghe che seguono la forma. Se il tuo obiettivo è dare energia alla figura, lavori come i barocchi, con pieghe che contraddicono il corpo e riempiono lo spazio.
Nella pratica quasi tutti gli errori vengono dal mescolare le due cose senza accorgersene: un panneggio agitatissimo su una figura immobile, o pieghe che seguono il corpo in una posa piena di movimento.
Perché la scultura è il miglior manuale di valori tonali
Una fotografia ti dà colore, texture, sfondo e mille informazioni che ti distraggono. Una scultura in marmo ti dà solo forma e luce, perché il colore locale non c’è.
Questo la rende lo strumento didattico più onesto che esista per capire il chiaroscuro: se una piega non si legge, non puoi dare la colpa al colore o alla stampa. Puoi solo aver sbagliato i rapporti di tono, ed è per questo che le accademie hanno costruito secoli di esercizi sui calchi.
C’è poi un vantaggio banale e decisivo: la scultura sta ferma. Puoi tornarci sopra per ore, o rivedere la stessa fotografia mesi dopo, e trovare la stessa ombra nello stesso punto. Se vuoi rivedere come si costruisce quella scala, ne parlo in valori tonali nel disegno e, per la logica della luce, in chiaroscuro nel disegno a matita.
Come si disegna una piega, passo per passo
Il procedimento è sempre lo stesso, qualunque sia il tessuto. Cambia solo la durezza del materiale: il lino tiene le pieghe spigolose, il jersey le fa morbide e larghe, la seta le moltiplica.
- Individua i punti di tensione, cioè dove il tessuto è agganciato o schiacciato. Sono due o tre per volta, non dieci.
- Segna le direzioni principali con linee leggerissime, come se disegnassi il percorso dell’acqua su una superficie.
- Stendi una prima ombra generale su tutte le zone in ombra, senza distinguere ancora le singole pieghe.
- Trova la piega più scura di tutte e portala al suo nero pieno. Sarà il tuo riferimento: nessun’altra la supera.
- Costruisci i mezzitoni fra le luci e quel nero, ricordando che ogni piega è un piccolo cilindro con la sua luce e la sua ombra.
- Aggiungi le luci più vive solo alla fine, poche e sul bordo che sporge verso la fonte luminosa.
- Allontanati di due metri e socchiudi gli occhi. Se il tessuto sembra ancora tessuto, hai finito.
Il punto quattro è quello che quasi tutti saltano, ed è il più importante. Senza un nero di riferimento fissato presto, si finisce per disegnare tutto in una gamma di grigi medi, e il panneggio resta piatto anche se le forme sono giuste. È lo stesso principio che uso per dare volume a un disegno.
Gli errori più comuni sul panneggio
Il primo è disegnare le pieghe come linee. Una piega non è una riga scura sul tessuto: è un rilievo, e va costruita con una transizione di tono. Se la contorni, ottieni una stoffa che sembra stampata a righe.
Il secondo è farne troppe. Il tessuto reale ha poche pieghe grandi e molte piccolissime, mentre il principiante ne disegna venti tutte uguali. Guarda una fotografia socchiudendo gli occhi: sopravvivono tre o quattro pieghe, e sono quelle che contano.
Il terzo è dimenticare la gravità. Le pieghe cadono, si accumulano dove il tessuto incontra un ostacolo e si tendono dove è tirato: un panneggio in cui tutte le pieghe vanno nella stessa direzione, o in cui nulla si accumula sui piedi e sulle spalle, è un panneggio inventato.
Il quarto è usare una matita troppo dura per le ombre profonde. Sul panneggio i neri contano più che altrove, e con una H o una HB si resta in un grigio educato che uccide il volume: sceglierne una adatta è mezzo lavoro, e le gradazioni delle matite servono esattamente a questo.
Dove andare a vedere un panneggio dal vero, gratis
Il posto migliore è una chiesa di quartiere. L’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini sta nella Cappella Cornaro della chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma, e si entra senza biglietto: quel panneggio agitato che sembra vento congelato è lì da quasi quattro secoli.
Se invece vuoi vedere il tessuto usato per raccontare il movimento di una corsa, l’Apollo e Dafne della Galleria Borghese, scolpito fra il 1622 e il 1625, è l’esempio più didattico che conosco: la stoffa e i capelli fanno tutto il lavoro della velocità, che il marmo da solo non potrebbe dare.
Vale la pena correggere qui una cosa che si legge spesso a proposito del Baldacchino di San Pietro, la grande opera che Bernini realizzò per Urbano VIII fra il 1624 e il 1635. Non è di bronzo e marmo: secondo la fonte vaticana è composto da bronzo, oro, legno e rame, ed è alto quasi ventinove metri. Di marmo erano le due colonne antiche che ispirarono le sue colonne tortili.
Un’ultima cosa, e riguarda direttamente chi disegna. Bernini disegnava moltissimo: la Biblioteca Apostolica Vaticana conserva 398 fogli fra bozzetti, progetti e studi suoi e della sua scuola. Il marmo che vedi in chiesa è cominciato su carta, come il tuo.
Un esercizio da fare stasera
Prendi un lenzuolo o una camicia e appendila a un chiodo, a una maniglia, allo schienale di una sedia. Punta una sola lampada da un lato, spegni le altre luci, e disegnala per quaranta minuti.
Non cercare di essere bravo: cerca di contare. Quante pieghe grandi ci sono davvero? Da quali punti partono? Dove sta il nero più profondo? Il novanta per cento del beneficio di questo esercizio arriva prima di aver toccato il foglio, mentre guardi.
Ripetilo per una settimana cambiando solo il tessuto: una camicia di cotone, un maglione, un asciugamano. Alla fine avrai capito da solo, senza che nessuno te lo spieghi, perché i greci scolpivano il panno bagnato e i barocchi il panno gonfio. E se poi ti viene voglia di applicarlo alla figura, la stessa lettura serve al ritratto e a un soggetto in marmo, come racconto in tatuaggio statua greca.
Domande frequenti
Che cos’è il panneggio bagnato?
Il panneggio bagnato è la convenzione, nata nella scultura greca classica, in cui il tessuto aderisce al corpo come se fosse inzuppato d’acqua. Serve a mostrare l’anatomia sotto i vestiti invece di coprirla.
Tecnicamente si riconosce da pieghe sottili, molto ravvicinate e disposte lungo le curve del corpo, con il tessuto che scompare quasi del tutto sulle superfici tese. Per chi disegna è la soluzione da scegliere quando la figura è il soggetto e il vestito è solo il mezzo per farla capire.
Con quale matita si disegna il panneggio?
Servono almeno due gradazioni, e la scelta pesa più che in altri soggetti. Una matita media per i mezzitoni, che occupano quasi tutta la superficie, e una morbida per i neri profondi in fondo alle pieghe.
Con una sola matita dura il panneggio resta grigio e piatto, perché non riesci a scendere abbastanza in basso nella scala tonale. Se hai un solo lapis, meglio che sia una gradazione morbida usata con pressione leggera per i chiari, piuttosto che una dura che non arriva mai allo scuro.
Come si disegnano le pieghe dei vestiti su una figura?
Prima la figura, poi il vestito. Disegna la forma del corpo sotto, anche solo accennata, e solo dopo appoggia il tessuto sopra: è l’unico modo perché le pieghe partano da punti di tensione reali.
Il resto è osservazione. Il tessuto si accumula dove il corpo si piega, si tende dove il corpo spinge, e cade libero dove non tocca nulla. Se disegni prima le pieghe e poi cerchi di infilarci dentro un corpo, ottieni un vestito vuoto con una persona sbagliata dentro.
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