Murales realistici: dal graffito romano al ritratto sul muro

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Il realismo non appartiene alla carta. Lo stesso modo di guardare che serve per un ritratto a matita serve anche sulla pelle e sull’intonaco, e i murales realistici sono la versione più estrema di questa idea: un volto costruito con la stessa cura di un disegno, su una parete alta quanto un palazzo.

Qui c’è una trappola di parole da sciogliere subito, perché in italiano il vocabolario di questo mondo è pieno di termini che sembrano sinonimi e non lo sono. Poi passiamo al problema vero, che è tecnico e riguarda chiunque disegni: come si tiene la proporzione quando non puoi guardare il tuo lavoro da lontano.

Cosa sono i murales realistici?

I murales realistici sono dipinti murali che riproducono un soggetto, quasi sempre un volto, con la stessa fedeltà di una fotografia, su una superficie che può superare i dieci metri. La difficoltà non sta nella pittura ma nella scala: chi dipinge non riesce mai a vedere l’insieme mentre lavora, e deve fidarsi di un metodo.

Vale la pena chiarire una cosa di lingua prima di andare avanti. In italiano corretto il singolare è murale e il plurale murali; murales è un prestito dallo spagnolo che si è imposto nell’uso come se fosse invariabile. Lo trovi ovunque, anche sui giornali, e lo uso anch’io qui perché è la parola con cui la gente cerca, ma se scrivi “un murale” non stai sbagliando.

La seconda cosa da chiarire riguarda il portoghese e l’italiano. In Brasile la parola grafite indica sia la mina della matita sia l’arte di strada; in italiano la grafite è soltanto il materiale. Sul muro si dice altro, e le parole non sono intercambiabili.

Che differenza c’è tra graffiti, writing, street art e murales

La differenza non è di qualità ma di origine e di permesso. Sono quattro parole che descrivono cose diverse, e usarle a caso è il modo più rapido per farsi riconoscere come estraneo alla materia.

Termine Che cosa indica Autorizzazione
Graffiti Segni incisi o tracciati sui muri, dall’antichità a oggi Storicamente nessuna
Writing La cultura della firma e del lettering nata negli anni Settanta Quasi mai
Street art L’immagine figurativa nello spazio pubblico Variabile
Murale L’opera dipinta su una parete, di solito grande Di norma sì

C’è poi una parola che il vocabolario scolastico usa e che significa un’altra cosa ancora: graffitismo, cioè il movimento artistico degli anni Ottanta, quello di Haring e Basquiat. Se la usi per parlare di un murale contemporaneo, stai facendo storia dell’arte senza volerlo.

E manca ancora un termine, quello che in Brasile ha un nome tutto suo. Il segno rapido e ripetuto che marca una superficie senza intenzione figurativa si chiama tag, ed è la firma di chi la lascia. In italiano non esiste una parola che porti addosso la carica sociale che la parola brasiliana ha: da noi la distinzione non passa per il tipo di tratto, passa per il permesso.

La parola graffito è italiana, e il graffito più famoso sta a Pompei

Prima di essere un termine della cultura urbana americana, graffito è una parola italiana che viene da graffiare. Il vocabolario Treccani la definisce come il disegno o l’iscrizione incisi sulla superficie di un oggetto, e più spesso sulle pareti di edifici o sulla roccia, secondo un uso che risale a tempi preistorici.

Lo stesso vocabolario registra, come accezione successiva, il movimento nordamericano degli anni Settanta, nato prima sulle pareti e sui convogli della metropolitana di New York. L’ordine conta: la parola era italiana e archeologica molto prima di tornarci dall’inglese.

Il posto dove i graffiti antichi si vedono meglio è Pompei, e non è materia chiusa. Nel gennaio 2026 il Parco Archeologico di Pompei ha pubblicato lo studio di un corridoio che collegava l’area dei teatri alla Via Stabiana: settantanove iscrizioni inedite, che si aggiungono alle circa duecento già note nello stesso passaggio, rilevate con fotogrammetria e RTI nelle campagne del 2022 e del 2025.

Il pezzo che preferisco è più vecchio e sta nella Basilica. Un anonimo scrisse sul muro: Admiror, paries, te non cecidisse ruinis, qui tot scriptorum taedia sustineas. Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato, tu che sopporti il peso di tante scritte noiose. È un romano che si lamenta dei graffiti, e lo fa scrivendo un graffito.

Quando dipingere su un muro diventa reato

In Italia la linea non passa fra bel disegno e brutto disegno: passa fra autorizzato e non autorizzato. Chi dipinge su una parete che non è sua, senza permesso, ricade nell’articolo 639 del codice penale, che punisce il deturpamento e l’imbrattamento di cose altrui.

Sui beni immobili e sui mezzi di trasporto, pubblici o privati, la norma prevede la reclusione da uno a sei mesi o la multa da 300 a 1.000 euro, con pene più alte in caso di recidiva e l’obbligo, per il condannato, di provvedere al ripristino e alla ripulitura dei luoghi.

Non lo scrivo per fare la maestrina, ma perché è l’informazione pratica che manca in tutti gli articoli italiani che ho letto su questo tema. Se vuoi provare, esistono i muri autorizzati e i progetti pubblici, e il permesso costa una telefonata invece di un procedimento penale.

Il muralismo realistico in Italia

Il muralismo italiano non è tutto realistico, anzi. Chi lavora davvero sul ritratto realista è una minoranza dentro una scena molto più larga, dove convivono il simbolismo politico, l’illustrazione, il lettering tridimensionale e lo stencil.

Il nome che mi interessa di più è Francisco Bosoletti, argentino di nascita e napoletano di adozione, che dipinge figure umane realistiche in monocromo, spesso lavorate come un negativo fotografico. Uno dei suoi interventi napoletani riprende La Pudicizia di Antonio Corradini, la figura velata della Cappella Sansevero: una scultura del Settecento che diventa immagine su una parete di quartiere.

Napoli è il centro affettivo di tutta questa storia, ed è anche la città di Jorit, che dipinge ritratti iperrealisti di grande formato sulle facciate, riconoscibili per le due strisce rosse sugli zigomi. È il muralista italiano più noto all’estero e si è formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Sul fronte pubblico, l’esempio meglio documentato è Big City Life a Tor Marancia, a Roma: nell’inverno del 2015 ventidue artisti di dieci paesi hanno dipinto ventidue facciate di undici palazzi di edilizia pubblica, in un quartiere abitato da circa cinquecento famiglie. Si visita gratis, e le opere stanno dove la gente vive.

Il problema tecnico del muro: non vedi mai l’insieme

Su un foglio A4 controlli tutto con uno sguardo. Su una parete di dieci metri sei sempre troppo vicino, il tuo campo visivo copre forse mezzo occhio del ritratto, e l’unico modo di sapere se la forma tiene è scendere dal ponteggio e attraversare la strada.

Da qui nasce tutto il metodo. Chi dipinge grande non improvvisa: riporta. Si divide l’immagine di riferimento in una griglia e si riporta la stessa griglia sulla parete, oppure si proietta il disegno di notte e si segnano i punti chiave, oppure si usano fili a piombo e misure prese da un punto fisso. Cambia lo strumento, non la logica: si trasferiscono rapporti, non si copiano linee.

È esattamente quello che facciamo sul tavolo quando la proporzione non torna, e ne ho scritto in come copiare un disegno su un foglio. La differenza è che sul muro il riporto non è un aiuto per principianti: è la condizione per poter lavorare.

La seconda regola è la distanza di lettura. Un murale non si guarda da trenta centimetri, si guarda dall’altro lato della strada, e questo cambia il modo di trattare i toni: i passaggi devono essere più netti di quanto ti sembri giusto da vicino, perché la distanza li ammorbidisce da sola. Chi lavora con i valori tonali sulla carta lo capisce subito, ed è la ragione per cui molti murali visti da vicino sembrano grossolani e da lontano sono perfetti.

Che cosa cambia rispetto al foglio

Cambiano tre cose, e nessuna delle tre riguarda il talento. La prima è il gesto: si dipinge in piedi, con il braccio teso, muovendo la spalla e non il polso, e chi ha passato anni con la mano appoggiata al tavolo deve reimparare a misurare la pressione.

La seconda è il materiale. La bomboletta spray, il rullo e la mascherina di stencil non si comportano come una matita: lo spray sfuma per pressione e distanza dall’ugello, il rullo copre e non modula, lo stencil dà il bordo netto che a mano libera costerebbe ore.

La terza è la luce, ed è quella che sorprende. Un muro sta al sole e ruota rispetto al sole tutto il giorno: un chiaroscuro che funziona alle nove del mattino può appiattirsi alle cinque del pomeriggio. Per questo chi lavora bene sceglie i propri rapporti di volume pensando all’orario in cui il muro sarà più visto, non a quello in cui lo sta dipingendo.

Da dove si comincia, se ti viene voglia di provare

Si comincia piccoli e su carta, per la ragione meno romantica del mondo: la parete non perdona. Un errore di impianto su un foglio costa un foglio, lo stesso errore su venti metri quadrati costa giornate di lavoro e vernice.

Il percorso che ha senso è questo. Prima il ritratto sul foglio, finché la somiglianza tiene senza fatica. Poi lo stesso ritratto ingrandito con la griglia su un formato grande, che è già un altro mestiere. Poi una superficie verticale qualsiasi, un pannello o un muro di casa, per capire cosa fa il braccio quando non ha appoggio. Solo dopo, il muro vero e autorizzato.

E vale la pena ricordare perché tutto questo appartiene alla stessa famiglia. Il disegno realistico non è una tecnica legata a un supporto: è un modo di leggere la forma che poi si applica dove vuoi, sul foglio, sulla parete o, come racconto in tatuaggio realistico, sulla pelle.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra un murale e un graffito?

Un murale è un’opera dipinta su una parete, di solito grande, figurativa e quasi sempre autorizzata. Un graffito, nel senso originario della parola, è un segno inciso o tracciato su una superficie, e nel senso contemporaneo è la scrittura che nasce dalla cultura del writing.

La differenza pratica in Italia non è estetica ma amministrativa: quasi tutti i murali che vedi in un quartiere esistono perché qualcuno ha chiesto e ottenuto il permesso, spesso dentro un progetto pubblico. Senza quel permesso, la stessa identica pittura ricade nell’articolo 639 del codice penale.

Come si mantengono le proporzioni su una parete di dieci metri?

Si riportano, non si disegnano a occhio. Il metodo più usato resta la griglia: si divide la fotografia di riferimento in riquadri e si tracciano gli stessi riquadri, in scala, sulla parete.

Le alternative sono la proiezione notturna dell’immagine, con marcatura dei punti chiave, e le misure prese con filo a piombo da un punto fisso. In tutti e tre i casi il principio è identico: si trasferiscono rapporti fra punti, e si verifica scendendo a guardare da lontano. Chi non scende, sbaglia.

Serve saper disegnare per fare un murale realistico?

Per un murale realistico sì, e più che in qualunque altro stile. La bomboletta si impara in qualche settimana, la lettura della forma richiede anni, e sul muro l’errore di impianto è visibile da duecento metri.

Per altri linguaggi murali il discorso cambia: il lettering, lo stencil e l’astrazione hanno grammatiche proprie che non passano dal ritratto. Ma se il tuo obiettivo è un volto riconoscibile su una facciata, la strada comincia su un foglio A4 e su un buon esercizio di proporzioni.

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