Blocco dell’artista: superare la paura del foglio bianco

Aggiornato il da

La matita è appoggiata sul foglio da dieci minuti e non è successo niente. Sai cosa vorresti disegnare, hai anche il tempo, eppure il primo tratto non parte: è come se il foglio bianco valesse più del disegno che ci potrebbe stare sopra.

Ti dirò una cosa che nei consigli sul blocco creativo non trovi mai: quasi sempre non è un problema di ispirazione né di carattere. È un problema di procedura, e le procedure si correggono.

Che cos’è il blocco dell’artista?

Il blocco dell’artista è l’incapacità di cominciare o proseguire un disegno pur avendone il desiderio. In chi comincia non nasce da mancanza di idee: nasce da un errore di procedura, cioè dal tentativo di tracciare subito la linea definitiva su un foglio buono, con un soggetto scelto sopra il proprio livello.

Nel mondo anglosassone lo chiamano art block, e il termine circola anche da noi. Il punto però non è il nome: è che il blocco di chi disegna da anni e quello di chi non ha ancora cominciato hanno cause diverse e soluzioni diverse.

Questo articolo parla del secondo. Se invece disegnavi con costanza e hai smesso, il problema è un altro e lo affronto in ritrovare la voglia di disegnare.

La paura del foglio bianco non è solo degli scrittori

Cerca paura del foglio bianco in italiano e ti ritroverai in mezzo a scrittori, copywriter e blog di scrittura creativa. La sindrome da pagina bianca è diventata patrimonio di chi scrive, e di chi disegna non parla quasi nessuno.

Il fenomeno però è lo stesso, e ha perfino un nome antico: horror vacui, il disagio davanti allo spazio vuoto. Cambia solo che tu quel vuoto lo devi riempire con una forma invece che con una frase.

C’è anche una ragione culturale italiana, e non è un dettaglio. Nel 2018 il Museo del Novecento di Milano ha ospitato una mostra intitolata proprio Chi ha paura del disegno?, nata per restituire al lavoro su carta la dignità di opera autonoma, specie in Italia, dove il disegno viene considerato subsidiario rispetto alla pittura e alla scultura.

Se in questo paese perfino i musei hanno dovuto rivendicare il disegno come cosa seria, non stupisce che tu ti senta un po’ illegittimo davanti a un foglio.

Non hai paura del foglio: stai cercando di fare l’ultimo tratto per primo

La paura non è del foglio bianco, è del tratto irreversibile. Se il primo segno che tracci deve già essere quello definitivo, allora ogni segno è un esame, e davanti a un esame è ragionevole esitare.

Guarda cosa succede in pratica. Tieni la matita quasi in verticale, premi, e disegni un contorno deciso, come si fa con una penna. Da quel momento il foglio ha una linea che non puoi togliere del tutto, e ogni tratto successivo deve inseguirla.

Chi disegna da anni non fa così. Comincia con segni leggerissimi, sbagliati di proposito, che servono solo a trovare le proporzioni e che spariranno sotto il resto. Non ha meno paura di te: ha una procedura che rende la paura inutile.

I quattro errori di procedura che generano la paura

Li vedo sempre insieme, e ognuno si corregge in trenta secondi.

  1. Cominci dalla linea definitiva. Il primo tratto dovrebbe essere leggerissimo, appena visibile, e cercare la posizione delle cose. Tieni la matita lunga, appoggia poco, e lascia che il segno resti incerto per i primi cinque minuti.
  2. Usi la carta buona. L’album da trenta euro chiede rispetto, e il rispetto blocca la mano. Tieni accanto un foglio da brutta copia e comincia lì: quando la forma funziona, la riporti sul foglio buono.
  3. Hai scelto un soggetto sopra il tuo livello. Il ritratto di una persona cara è il soggetto più difficile che esiste, perché l’errore di somiglianza si vede subito e brucia. Comincia da un oggetto immobile con una sola texture.
  4. Non hai deciso cosa conta come riuscito. Senza un criterio stabilito prima, l’unico metro disponibile è “sembra bello”, e a quel metro non arriva quasi nessun disegno di chi comincia.

Se correggi solo il primo e il secondo, il foglio smette di fare paura nel giro di una sessione. Non perché sei diventato coraggioso, ma perché non c’è più niente di irreversibile da temere.

L’abbozzo: la parola italiana che risolve il problema

L’italiano ha già la soluzione dentro il vocabolario. La Treccani definisce l’abbozzo come la prima forma incompleta dell’opera, già elaborata al punto da suggerire l’aspetto definitivo, e lo distingue dallo schizzo, in cui l’artista fissa soltanto la prima idea della composizione.

Rileggi la definizione con attenzione: prima forma incompleta. Esiste una parola ufficiale, dizionarizzata, per la fase in cui il disegno ha diritto di essere incompleto. Chi ha paura del foglio bianco sta saltando esattamente quella fase.

In pratica l’abbozzo dura pochi minuti e serve a tre cose: dove sta il soggetto nel foglio, quanto è grande rispetto ai margini, dove cadono i due o tre punti principali. Nient’altro. Nessun dettaglio, nessun contorno definitivo, nessuna ombra.

C’è una seconda parola che vale la pena riabilitare. La Treccani registra scarabocchio anche come disegno fatto male, senza arte e senza tecnica, e quella definizione ti dice quanto giudizio ci portiamo dietro fin dalle elementari. Scarabocchiare per due minuti prima di cominciare, su un foglio che verrà buttato, è il modo più rapido di togliere solennità alla matita.

Definisci il successo prima di cominciare

Prima di tracciare qualsiasi cosa, decidi ad alta voce cosa conta come riuscito in questa sessione. È il singolo cambiamento che dà più risultato, e nessuno lo racconta perché non sembra un consiglio artistico.

Un criterio buono è verificabile e limitato. Non “fare un bel ritratto”, ma “le proporzioni del viso restano giuste anche capovolgendo il foglio”. Non “disegnare una tazza”, ma “l’ombra portata sta dalla parte giusta rispetto alla lampada”.

Il vantaggio è doppio. Sai quando hai finito, e soprattutto sai quando hai vinto, anche se il disegno nel complesso è imperfetto. Chi comincia raramente fa un disegno bello; chiunque però può fare un disegno con le proporzioni giuste, e questo si può constatare.

Se non sai quale soggetto scegliere per il tuo livello, la scala completa è in cosa disegnare per iniziare, che elenca i sette gradini e il criterio di passaggio di ciascuno.

Non è colpa tua: quello che la scuola non ti ha insegnato

Molti italiani arrivano da adulti al disegno convinti di aver fallito a scuola. Vale la pena guardare cosa la scuola chiedeva davvero.

Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 assegnano ad Arte e immagine la finalità di sviluppare la capacità di esprimersi e comunicare in modo creativo e personale, di osservare per leggere e comprendere le immagini, e di acquisire una sensibilità estetica. I tre blocchi di obiettivi alla fine della secondaria di primo grado sono esprimersi e comunicare, osservare e leggere le immagini, comprendere e apprezzare le opere d’arte.

Nessun obiettivo parla di proporzioni, di costruzione o di chiaroscuro. Il programma non ti ha mai chiesto di imparare a disegnare con metodo: ti ha chiesto di esprimerti e di apprezzare. Quindi non hai fallito niente, hai fatto esattamente quello che ti veniva richiesto.

Questa è anche la ragione per cui l’italiano medio pensa che disegnare sia una dote e non una tecnica. Se una cosa non ti viene mai insegnata per gradi, l’unica spiegazione che resta per chi la sa fare è il dono. Sul punto ho scritto per esteso in si può imparare a disegnare.

Gli esercizi di sblocco funzionano davvero?

Dipende da chi sei, e questa distinzione manca in tutti gli elenchi di consigli che ho letto in italiano. Gli esercizi classici di sblocco sono quasi tutti di disinibizione: disegnare senza guardare il foglio, disegnare con la mano non dominante, tracciare una linea continua senza staccare la punta, riempire il foglio di segni casuali.

Per chi illustra da anni funzionano bene, perché il suo blocco nasce dall’eccesso di controllo e da un’asticella troppo alta. Rompere il controllo lo libera.

Per chi comincia, invece, spesso peggiorano le cose. Se il tuo timore è che non ti venga niente di riconoscibile, un esercizio che produce di proposito un risultato illeggibile ti conferma la paura invece di smontarla, e alla fine della sessione hai un foglio di scarabocchi e nessuna prova che tu possa fare meglio.

La versione utile per te è la stessa cosa con un obiettivo dichiarato: cinque minuti di linee sciolte per riscaldare la mano, e poi un oggetto vero, disegnato piano, con un criterio di riuscita deciso prima. Il riscaldamento serve a sciogliere la mano, non a sostituire il disegno. Se le basi ti mancano del tutto, il percorso ordinato è in imparare a disegnare da zero.

Quello che il blocco non è

Girano spiegazioni fantasiose, e conviene sgombrare il campo. Il blocco davanti al foglio non è un sintomo clinico, non dipende da squilibri ormonali e non si risolve bevendo più acqua. Trovi pagine italiane che elencano la tiroide e la disidratazione tra le cause del blocco creativo, senza citare una sola fonte, e trasformano un problema di metodo in un allarme di salute.

Non è nemmeno mancanza di ispirazione. L’ispirazione è una conseguenza del lavoro cominciato, non un requisito per cominciarlo, e aspettarla seduti è il modo più affidabile di non disegnare mai.

E non è pigrizia. Chi è pigro non prova disagio davanti al foglio: si alza e fa altro. Il disagio che senti è la prova che ci tieni.

Detto questo, se davanti al foglio senti qualcosa di più pesante di un’esitazione, e la stessa sensazione ti accompagna anche altrove, quello non è un tema di matite e non è competenza mia. Vale la pena parlarne con un professionista.

Il minimo quotidiano, invece del grande disegno

La regola che scioglie il blocco più di ogni altra è ridurre l’unità di lavoro. Non un disegno finito: cinque minuti, un oggetto, un foglio da buttare.

Cennino Cennini, alla fine del Trecento, dava del tu al suo lettore e gli chiedeva esattamente questo: continuando ogni dì non manchi disegnar qualche cosa, chè non sarà sì poco che non sia assai. Non fare molto. Non saltare il giorno.

Sul piano pratico questo significa anche tenere il materiale già pronto sul tavolo, perché ogni gesto preparatorio è un’occasione in più per rinviare. Una matita, un foglio qualsiasi, e la carta buona lontana. Se vuoi capire quale carta serve davvero e quando, il quadro è in carta per disegno a matita.

Gli errori tecnici che ti aspettano dopo, quando la mano avrà ripreso a muoversi, sono un problema molto più simpatico di questo: li ho raccolti in errori comuni nel disegno a matita.

Domande frequenti

Come si supera la paura del foglio bianco nel disegno?

Togliendo al primo tratto il carattere di definitivo. Comincia su un foglio da brutta copia, con la matita tenuta lunga e la pressione minima, e traccia solo la posizione e l’ingombro del soggetto.

Il secondo passo è ridurre l’obiettivo della sessione: non un disegno finito, ma una cosa sola da verificare, per esempio le proporzioni o la direzione della luce.

Se dopo questi due cambiamenti il blocco resta, quasi sempre il soggetto è troppo difficile. Scendi di un gradino, passa da un volto a un oggetto, e la paura sparisce con l’esame che ti eri dato.

Quanto dura il blocco dell’artista?

In chi comincia, di solito quanto dura la procedura sbagliata: cambiata quella, il blocco si scioglie nel giro di una o due sessioni.

Il caso di chi disegnava da tempo e si è fermato è diverso e più lento, perché lì entrano in gioco la stanchezza, il confronto con i propri lavori vecchi e le aspettative. Può durare settimane.

Quello che non funziona in nessuno dei due casi è aspettare che passi da solo. Il blocco si scioglie disegnando male per cinque minuti, non riflettendo sul blocco.

Devo aspettare l’ispirazione per cominciare a disegnare?

No, e aspettarla è il modo più efficace per non cominciare mai. L’ispirazione arriva quasi sempre dopo i primi minuti di lavoro, quando la mano è già in movimento e l’attenzione si è agganciata al soggetto.

Chi disegna con regolarità lo sa e lavora al contrario: si siede a orario fisso, comincia con qualcosa di banale e aspetta che la testa entri nel compito.

Il criterio pratico è di cinque minuti. Se dopo cinque minuti di scarabocchio non è successo niente, chiudi senza sensi di colpa. Quasi sempre, invece, a cinque minuti sei già dentro.

Questo articolo ti è stato utile? Puoi offrirmi un caffè, così potrò continuare a creare guide gratuite come questa.


☕ Offrimi un caffè

Da leggere

Politica editoriale e metodologia: come nascono gli articoli · Glossario del disegno realistico: 117 termini a matita

Lascia un commento

Rolar para cima