Carta liscia o ruvida: due rese diverse nel disegno a matita

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Nello stesso scaffale del supermercato ci sono due album Fabriano F4 identici nel prezzo e nel formato. Su uno c’è scritto liscio, sull’altro ruvido. Quasi nessuno sa che quella scelta da due secondi decide l’aspetto di tutto quello che disegnerà dentro.

Qui ti spiego che resa dà ciascuna delle due superfici, per chi è indicata, quali errori specifici ti farà commettere, e come combinarle nello stesso disegno.

Carta liscia o ruvida: che differenza fa?

Su carta ruvida la grana resta visibile e il disegno mantiene una resa granulosa, vigorosa e più facile da riempire. Su carta liscia i tratti si fondono in una resa levigata, ma il foglio perdona meno e chiede più controllo della mano. Non è questione di qualità: sono due rese diverse.

La scelta non è nemmeno definitiva. È una preferenza estetica che cambia con il tempo, e quasi tutti i disegnatori la rivedono almeno una volta nel corso degli anni.

Le due rese a confronto

Aspetto Carta ruvida Carta liscia
Resa Granulosa, i tratti restano visibili Levigata, i tratti spariscono
Difficoltà Bassa: si riempie in poche passate Alta: chiede mano leggera e costante
Per chi Chi comincia, chi vuole vigore Chi ha già controllo, chi cerca il ritratto
Matite Dure e medie come base Morbide fin dai primi strati

Il motivo tecnico è uno solo: la grana. Una superficie ruvida ha appigli in cui la grafite si deposita, quindi con poche passate arrivi al tono. Una superficie liscia trattiene meno grafite, quindi ne serve di più e ogni passaggio si vede.

La resa granulosa

Si ottiene con carta a grana naturale o ruvida, e non c’è modo di eliminarla. Puoi sfumare quanto vuoi con sfumino, fazzoletto o pennello: la grana continuerà ad affiorare, perché sta nella superficie e non nel gesto.

La Fabriano Accademia, per esempio, dichiara la grana naturale come la superficie che risulta dal processo di produzione senza nessun intervento di marcatura o lisciatura. È carta lasciata com’era. La Canson C à grain descrive la propria consistenza come morbida e lievemente granulosa, e dice che permette di ottenere rapidamente sfumature tra ombra e luce. Quel rapidamente è la chiave.

Perché è la scelta giusta per iniziare

Chi comincia ha due problemi insieme: la mano non è ancora leggera e il tono non sale mai abbastanza. La carta ruvida risolve il secondo e nasconde il primo, perché la grana maschera le piccole incertezze del tratto.

È anche la carta su cui si impara a vedere il chiaroscuro, perché il tono arriva in fretta e tu puoi concentrarti sui valori invece che sulla fatica di riempire.

Il rovescio della medaglia

Il primo problema è l’eccesso. Una granulosità troppo marcata smette di essere carattere e diventa disturbo, soprattutto sui volti. Evita di usare matite molto morbide e scure come base generale: sulla carta ruvida esagerano subito.

Il secondo è la punta. La grana consuma la mina in fretta: mentre ombreggi, la punta si smussa e il tratto diventa largo e sporco. Ruota la matita per usare la parte ancora affilata e ritemperala spesso, perché solo una matita ben temperata entra davvero nei pori del foglio.

Nelle zone più scure, dove usi mine morbide, un pennello morbido passato con leggerezza attenua l’eccesso di grana e rende il nero più compatto.

Il terzo è la gomma. Le superfici ruvide sono più fragili: sfregare la gomma o insistere con lo sfumino solleva le fibre e lascia un’area rovinata che non accetta più grafite in modo uniforme.

La resa levigata

Si ottiene su carta liscia, extra liscia o satinata: i bristol, la Fabriano 1264, la Canson Illustration. Il risultato è un’ombreggiatura senza traccia del gesto, con passaggi che sembrano continui.

È più difficile, e conviene dirlo subito. Richiede controllo della pressione, costanza del tratto e pazienza, perché il tono si costruisce per strati e non per forza.

Il rovescio della medaglia

Il problema numero uno è la saturazione. Sulla carta liscia, se cominci una zona scura con una mina chiara, la superficie si chiude, diventa lucida quasi cerata, e da quel momento non accetta più grafite. È da lì che nasce la lamentela più comune di tutte: ombre che sembrano sporche e grigie invece che profonde.

La regola è semplice e va contro l’istinto: nelle zone scure vai diretta con le mine morbide, senza base chiara sotto.

Il secondo problema è che i tratti marcano. Su una superficie senza grana ogni passata resta leggibile, quindi l’unica strada è il lavoro a strati alternati: matita, sfumare, ancora matita, di nuovo sfumare, finché il tono si uniforma. Il metodo è quello che descrivo in come sfumare la matita nel disegno, e lo strumento giusto conta parecchio: vedi la guida sullo sfumino da disegno.

Il terzo riguarda la gomma, e qui il gesto è particolare. Non cancellare: appoggia la gomma a penna di piatto, con leggerezza, come se fosse un pennello, solo per togliere l’eccesso di grafite. Cancellare sulla carta liscia lascia un’aureola visibile, e dopo due o tre passaggi non riesci più a ripristinare il bianco.

Un’ultima attenzione: alcune gomme lasciano un residuo leggermente untuoso che sporca il foglio liscio. Si riconosce toccandola con le dita prima di usarla.

Come cambia il resto del materiale

Cambiare superficie non cambia solo il foglio: cambia quasi tutto quello che ci appoggi sopra. È la parte che quasi nessuno spiega, e che fa sembrare la carta liscia molto più difficile di quanto sia.

Le matite, prima di tutto. Sulla ruvida costruisci la base con gradazioni dure e medie, perché tengono la punta e le morbide sporcherebbero subito; sulla liscia parti già con le morbide, perché le dure comprimono la superficie invece di depositare.

Poi lo sfumino. Sulla carta ruvida serve soprattutto a uniformare, e resta pulito a lungo perché la grana trattiene il grafite nel foglio. Sulla liscia si sporca in fretta, e uno sfumino sporco deposita il grigio del disegno precedente proprio dove volevi la luce: va ravvivato spesso sulla carta abrasiva.

Infine la pressione della mano. La ruvida tollera una mano media senza penalizzarti; la liscia punisce ogni eccesso, perché il segno resta e non si copre. È la ragione per cui chi passa alla carta liscia ha l’impressione di aver perso tecnica: non l’ha persa, sta usando la stessa mano su una superficie che non perdona.

Sfumato non vuol dire quello che credi

Vale la pena chiarire una parola, perché è italiana e viene usata a sproposito anche in Italia. Lo sfumato non è un sinonimo di sfumare con lo sfumino.

La Treccani lo definisce come il procedimento chiaroscurale di Leonardo, che annullò la linea di contorno e attenuò il risalto plastico per ottenere maggiore compenetrazione tra figura e atmosfera. La National Gallery di Londra parla della qualità fumosa che sfoca i contorni, senza nessuna linea dura, e ricorda che Leonardo consigliava di dipingere senza linee.

Cioè: lo sfumato è una scelta di poetica, non un’operazione meccanica. Sfumare con lo sfumino puoi farlo tanto sulla carta liscia quanto sulla ruvida; ottenere lo sfumato, nel senso di abolire il contorno, è possibile davvero solo su una superficie che non impone la propria grana.

E c’è un avvertimento nella stessa voce Treccani che sembra scritto per noi: dopo Leonardo lo stesso procedimento, usato da seguaci mediocri, si materializzò spesso in un pesante ombreggiamento. È esattamente quello che succede su carta liscia quando saturi il foglio: non ottieni raffinatezza, ottieni una macchia pesante.

Combinare le due rese nello stesso disegno

Non sei obbligata a scegliere per tutta la tavola. Molti lavori funzionano meglio con la pelle e lo sfondo levigati e i tessuti, il legno o il cenario lasciati granulosi.

La condizione è avere una carta di grana intermedia, perché gli estremi impongono uno stile solo. La Canson 1557, per esempio, descrive la propria grana come né troppo liscia né troppo prominente, ed è la categoria che in italiano si chiama carta semiruvida.

Il gesto che separa le due rese è la quantità di strati: dove vuoi la resa levigata insisti con passaggi sottili e alterni matita e sfumino; dove vuoi il carattere granuloso ti fermi prima e lasci parlare la grana.

Che carta comprare, lato per lato

Sul lato granuloso: Fabriano Accademia a grana naturale, disponibile in 120, 160 e 200 g/mq, e la Canson C à grain in 125, 180 e 224 g/mq. Entrambe si trovano in qualsiasi negozio di belle arti, da Momarte a Vertecchi, e su Bellearti.it.

Sul lato levigato: Fabriano 1264 Illustrazione, cartoncino super liscio da 200 g/mq, Fabriano Bristol da 250 g/mq, e la Canson XL Bristol da 180 g/mq, che il produttore dichiara molto resistente a raschiature e cancellature ripetute, cosa che su carta liscia conta parecchio.

La superficie satinata merita una nota a parte: la Fabriano Artistico spiega che la grana satinata nasce da una pressatura finale tra cilindri molto lisci. È la scelta di chi punta all’iperrealismo, perché aggrappa più grafite del bristol classico, ma si sporca facilmente e perdona pochissime cancellature.

E poi c’è il caso più italiano di tutti: il Fabriano F4, il Disegno 4, esiste nelle due superfici, nella stessa fascia di grammatura e allo stesso prezzo. Se hai fatto le medie in Italia hai già tenuto in mano entrambi senza sapere che stavi scegliendo una resa. Per il quadro completo sulla scelta della carta, vedi la guida sulla carta per disegno a matita.

Domande frequenti

Meglio carta liscia o ruvida per iniziare a disegnare?

Ruvida, quasi sempre. La grana trattiene la grafite, quindi arrivi al tono con poche passate e puoi concentrarti su proporzioni e chiaroscuro invece che sulla fatica di riempire il foglio.

C’è anche un vantaggio psicologico: la grana maschera le piccole incertezze del tratto, e i primi disegni risultano più soddisfacenti di quanto sarebbero su una superficie che mostra tutto.

La carta liscia arriva dopo, quando riesci a prevedere l’effetto di ogni passata. Provarla troppo presto di solito produce frustrazione: tratti marcati, ombre disuguali e la sensazione di non riuscire a scurire.

Perché sulla carta liscia le mie ombre sembrano grigie e sporche?

Perché hai saturato il foglio. Se cominci una zona scura con una mina chiara, la punta comprime la superficie, la chiude e la rende lucida: da quel momento la grafite non aggrappa più e ogni passaggio successivo lucida invece di scurire.

La soluzione è cambiare ordine, non pressione. Nelle zone destinate a essere scure applica direttamente mine morbide, dalla 4B in su, fin dal primo strato.

Se il danno è già fatto, di solito non si recupera del tutto su quella zona. Meglio saperlo prima: è l’errore più comune di chi passa dalla carta ruvida alla liscia senza cambiare metodo.

Come faccio a capire se la mia carta è liscia o ruvida?

Il primo test è il dito: passalo sulla superficie senza premere. Se senti chiaramente l’attrito, è a grana; se scivola quasi come plastica, è liscia o satinata.

Il test più affidabile è però con la matita. Traccia una fascia con una HB e pressione leggera: se restano puntini bianchi tra il grafite anche dopo tre o quattro passate, la carta è ruvida. Se il tono si uniforma in due passate, è liscia.

Le carte intermedie mostrano una texture appena percettibile e reggono bene entrambe le rese. Sono quelle giuste se vuoi combinare superfici levigate e granulose nello stesso lavoro.

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