Aggiornato il da Rita Moreira
La prima volta che entri in un negozio di belle arti per comprare una matita da disegno, la parete ti guarda con decine di sigle: 2H, HB, 4B, 8B. E tu resti lì, con il dubbio classico di chi inizia: quale prendo? Ti capisco, perché la stessa domanda me la fanno i miei allievi a ogni primo incontro.
In questa guida ti spiego cosa significano davvero quelle sigle, come è costruita la scala di durezza e, soprattutto, quale gradazione usare in ogni fase di un disegno realistico. Alla fine saprai leggere una matita come leggi un’etichetta.
Cosa sono le gradazioni delle matite?
Le gradazioni delle matite sono il sistema di sigle che indica la durezza della mina e l’intensità del segno: la lettera H identifica le mine dure dal tratto chiaro, la lettera B le mine morbide dal tratto scuro, con F e HB nella fascia intermedia. La gradazione dipende dalla proporzione tra grafite e argilla impastate nella mina, l’impasto che racconto nella guida sulla matita di grafite.
Più argilla contiene la mina, più diventa dura e resistente, e più chiaro esce il segno sul foglio. Più grafite c’è, più la mina è morbida e grassa, e più nero deposita a ogni passata.
È un equilibrio fisico, non una scelta di marketing: la stessa sigla racconta sempre la stessa ricetta di base, da qualunque produttore arrivi la matita.
Come leggere le sigle: H, B, F e HB
Le lettere vengono dall’inglese: H sta per hard (duro) e B sta per black (nero). Il numero davanti alla lettera amplifica la caratteristica: una 4H è più dura e chiara di una 2H, una 6B è più morbida e nera di una 2B.
Il sistema con le lettere nasce tra i fabbricanti di matite inglesi alla fine del Settecento. A metà Ottocento Lothar von Faber, in Baviera, lo estese con la numerazione progressiva che usiamo ancora oggi, fissando il nucleo storico della scala su 14 gradazioni: da 6H a 6B passando per H, F, HB e B.
Le due sigle intermedie
HB è il punto di equilibrio esatto della scala, metà strada tra duro e nero: è la matita scolastica per eccellenza, quella che in Italia trovi in qualsiasi cartoleria. F sta per fine point: è leggermente più dura della HB e nasce per mantenere la punta affilata a lungo.
Nel disegno uso la F soprattutto per le prime linee di costruzione, quando voglio segni leggeri che la gomma cancella senza lasciare traccia. È una matita di servizio, non di ombreggiatura.
La scala completa: da 9H a 9B (e oltre)
Le case produttrici moderne hanno allargato il nucleo storico in entrambe le direzioni. La Staedtler Mars Lumograph arriva a 12B, la Faber-Castell Castell 9000 copre da 8B a 6H, e marchi come Derwent e Caran d’Ache offrono estensioni simili: le mine durissime servono al disegno tecnico, quelle morbidissime ai neri vellutati del ritratto.
Ecco come si distribuiscono i ruoli lungo la scala:
| Fascia | Gradazioni | A cosa serve nel disegno realistico |
|---|---|---|
| Dure | Da 9H a 2H | Linee di costruzione quasi invisibili, trame leggerissime, disegno tecnico |
| Intermedie | H, F, HB | Abbozzo, impianto del disegno, primi passaggi tonali |
| Morbide | B, 2B, 3B | Mezzitoni, ombreggiatura graduale, capelli e pelle |
| Molto morbide | Da 4B in su | Ombre profonde, contrasto massimo, neri vellutati |
Un dettaglio che confonde molti: la matita scolastica numero 2 di tradizione americana corrisponde alla nostra HB. Se un tutorial in inglese ti dice di usare una number 2 pencil, prendi una HB e sei a posto.
Attenzione anche a un secondo punto: la sigla è una convenzione, non uno standard certificato. Una 4B Staedtler e una 4B Faber-Castell non depositano esattamente lo stesso nero, perché ogni casa dosa l’impasto a modo suo. Per questo conviene costruire la propria scala tonale con le matite di una stessa linea.
Quale gradazione usare in ogni fase del disegno
La progressione che insegno ai miei allievi, e che uso io stessa in ogni ritratto, sale di gradazione insieme al nero che la zona richiede. Funziona così:
- Abbozzo e struttura: H o HB, con la mano leggera. Le linee devono quasi sparire da sole.
- Primi strati di tono medio: B e 2B, sovrapponendo passate sottili invece di premere.
- Ombre vere: 4B e 6B, dove il disegno prende corpo e profondità.
- Contrasto massimo: 8B o più morbida, solo nelle zone piccole che devono restare nerissime.
La regola che salva i tuoi fogli: non cercare mai di scurire premendo una matita dura. La mina H compressa incide la carta, chiude la grana e crea un solco lucido dove le gradazioni morbide non riusciranno più a depositarsi. L’errore che vedo più spesso nei disegni dei principianti nasce esattamente lì.
Se vuoi capire come dosare questi passaggi tra luce e ombra, il mio articolo sul contrasto nel disegno a matita riprende il discorso dal punto di vista dei valori, e quello sul chiaroscuro nel disegno lo porta dentro la tradizione italiana che questo vocabolario l’ha inventata.
Dalla scala delle sigle alla scala dei grigi
Le gradazioni sono uno strumento, non un risultato: il salto di qualità arriva quando le trasformi in una scala tonale. L’esercizio che assegno sempre per primo è una striscia di dieci caselle, dal bianco della carta al nero più profondo che riesci a ottenere, usando in sequenza HB, 2B, 4B, 6B e 8B.
Ti accorgerai di due cose. La prima: ogni gradazione copre solo un pezzo della scala, e forzarla fuori dal suo territorio produce grigi sporchi. La seconda: il passaggio morbido tra una casella e l’altra dipende più dalla sovrapposizione di strati leggeri che dalla pressione, come spiego nella guida su come sfumare la matita nel disegno.
E quando nemmeno la 8B ti basta, il gradino successivo non è premere di più: è cambiare strumento. La matita carboncino raggiunge neri che la grafite, per sua natura lucida, non può dare.
Quali matite comprare senza spendere troppo
Non serve la scala completa: servono le gradazioni giuste. Per il disegno realistico in bianco e nero io lavoro quasi sempre con cinque matite: HB, 2B, 4B, 6B e 8B. Coprono l’intera scala tonale di un ritratto.
Le tre linee che consiglio con tranquillità, perché le ho consumate per anni: Staedtler Mars Lumograph (la blu, precisa e costante), Faber-Castell Castell 9000 (la verde, un classico dal 1905) e Caran d’Ache Grafwood per chi vuole un gradino sopra. Le trovi sfuse in qualsiasi negozio di belle arti, da Momarte ai negozi storici delle vostre città, oppure su Amazon.it.
Comprare le matite sfuse, una per gradazione, costa meno del set completo e ti costringe a conoscere ogni sigla per quello che fa. Il set intero arriva dopo, quando sai già quali gradazioni consumi davvero.
Domande frequenti
Matita HB: a cosa serve?
La HB è la gradazione di equilibrio della scala: metà dura, metà nera. Nel disegno realistico serve per l’abbozzo e le linee di costruzione, perché lascia un segno visibile ma facile da cancellare.
È anche la matita ideale per i primissimi passaggi tonali, quando stai ancora decidendo dove andranno le ombre. Io la tengo sempre appoggiata sul tavolo, accanto alla gomma.
Non chiederle però i neri profondi: per quelli esistono le gradazioni morbide, dalla 4B in su. Usata per scurire, la HB lascia solo grigi lucidi e incide la carta.
Qual è la differenza tra HB e 2B?
La 2B contiene più grafite e meno argilla della HB: il suo segno è più scuro, più grasso e più facile da sfumare, ma si consuma prima e sporca di più il foglio.
In pratica, la HB lavora nella fase di costruzione del disegno, mentre la 2B apre la fase delle ombre leggere e dei mezzitoni.
Se devi scegliere una sola matita per iniziare a esercitarti, la 2B è la più versatile delle due: scurisce abbastanza da modellare i volumi senza richiedere pressione.
Quante gradazioni servono per iniziare a disegnare?
Ne bastano tre: HB per l’abbozzo, 2B per i mezzitoni e 6B per le ombre profonde. Con questo trio copri quasi tutta la scala tonale di un ritratto realistico. Per imparare a controllarla ci sono le verifiche sui valori tonali nel disegno.
Quando senti che tra il 2B e il 6B manca un passaggio, aggiungi la 4B; quando i neri non ti bastano più, arriva la 8B.
Il mio consiglio è di crescere per necessità, non per collezione: ogni matita nuova deve rispondere a un limite concreto che hai incontrato sul foglio, non a una vetrina che ti ha tentato in negozio.
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