Come copiare un disegno su un foglio: 5 metodi a confronto

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Prima o poi la domanda arriva a tutti: qual è il modo giusto di portare il disegno sul foglio? E dietro la domanda ce n’è quasi sempre un’altra, meno detta: usare il ricalco è barare?

No, non lo è. E vale la pena capire perché, prima di scegliere il metodo, perché la scelta cambia il tempo che dedichi alla parte meccanica del lavoro e quanto alleni l’occhio nel frattempo.

Come si copia un disegno su un foglio?

Copiare un disegno su un foglio significa trasferire l’impianto strutturale, cioè contorni, proporzioni e posizione degli elementi, sulla carta definitiva prima di qualsiasi strato di tono. Nel disegno realistico si fa con il ricalco, con la tavoletta luminosa, con le linee di costruzione o a mano libera, e ogni metodo influisce sulla precisione delle proporzioni e sul tempo speso in questa fase.

Nessuno dei quattro è più nobile degli altri. Cambia cosa ti danno in cambio.

Ricalcare non è barare

L’idea diffusa è che un disegno debba nascere da zero, a mano libera, per sola osservazione o per invenzione. Da lì il rifiuto dei metodi di trasferimento e la sensazione di star imbrogliando. La domanda giusta non è se sia lecito, ma cosa stai allenando: ne parlo in disegnare dal vero.

È utile ricordare che nella tradizione italiana il ricalco e la quadrettatura non sono trucchi moderni: sono procedure di bottega, usate per secoli per riportare un cartone preparatorio sulla superficie finale. Leonardo usava la griglia. L’impianto era una fase tecnica del mestiere, non una prova di talento.

Il punto quindi non è quale sia la forma corretta di disegnare. Il disegno è già di per sé gratificante, qualunque tecnica usi. Il punto è scegliere consapevolmente, sapendo cosa ci guadagni e cosa ci perdi.

Il ricalco con il foglio grafitato

È il modo più rapido e più economico. La tecnica assomiglia all’uso della carta carbone, ma invece del carbone si usa un foglio A4 comune riempito a matita, di solito con una 2B. Così il tratto trasferito ha lo stesso tono del disegno e sparisce sotto l’ombreggiatura.

Il riempimento del foglio deve essere il più omogeneo possibile: senza vuoti, né troppo carico né troppo chiaro. L’eccesso di grafite va tolto passandoci sopra un fazzoletto di carta, altrimenti sporca la carta da disegno.

Come si esegue. Fissa con nastro di carta la fotografia stampata sopra il foglio da disegno, in modo che non si muova. In mezzo, il foglio grafitato, con la parte scura rivolta verso il basso. Traccia con una matita ben temperata e dura, a pressione media.

Il difetto da conoscere è uno solo, ma è insidioso: una pressione eccessiva lascia solchi nella carta definitiva, e quei solchi non si vedono subito. Compaiono dopo, come righe bianche in mezzo all’ombreggiatura, e a quel punto non si tolgono. Fai sempre una prova in un angolo prima di cominciare.

Un accorgimento che risolve metà dei problemi: stampa la referenza due volte. Una copia la sacrifichi al ricalco, l’altra resta pulita sul tavolo per essere consultata durante il chiaroscuro. Sulla scelta di quella fotografia, la guida su come scegliere la foto di riferimento spiega cosa deve avere per reggere l’ingrandimento.

La tavoletta luminosa

Anche questa è rapida e semplice. È un piano illuminato su cui si mette la fotografia sotto la carta da disegno: accendendo la luce l’immagine traspare attraverso il foglio e si possono segnare i contorni.

Un tempo il limite era il prezzo. Oggi i modelli LED formato A4 costano poco e risolvono la maggior parte dei ritratti; nei negozi di belle arti e su Amazon.it si trovano senza difficoltà.

Lo svantaggio è la visibilità: in ambienti molto illuminati, o nelle zone scure della fotografia, il contorno si legge male. Meglio lavorare in una stanza poco illuminata, ma non al buio, altrimenti non vedi più il tuo stesso tratto.

Tre accorgimenti pratici: fissa la referenza con il nastro di carta; tieni un foglio pulito sotto la mano per non sporcare la carta; usa una matita H con tocco molto leggero, sempre per non lasciare solchi.

Le linee di costruzione

È il metodo che assomiglia di più al disegno a mano libera, e l’unico dei quattro che ti allena mentre lo usi.

Consiste in poche linee verticali e orizzontali che orientano la costruzione. Tutto quello che sta tra quelle misure viene fatto per osservazione, a mano. Si usa un foglio A4 come strumento di misura: il lato lungo per riportare le distanze che cadono sulle linee, l’angolo per individuare un punto che non passa da nessuna di esse, segnando gli assi verticale e orizzontale. Le linee tracciate sulla carta si cancellano a impianto finito.

Il vantaggio è doppio: costo quasi nullo e una certa libertà del tratto. Lo svantaggio è che misurare e osservare richiede tempo, e senza pratica il risultato può restare leggermente fuori proporzione.

Un compromesso molto usato: costruisci l’impianto con le linee di costruzione su un foglio A4 qualsiasi, e poi trasferisci quel tracciato sulla carta buona con il ricalco o la tavoletta luminosa. Così alleni l’occhio senza riempire di segni il foglio definitivo.

Il tratto a mano libera

È la forma più libera di cominciare, e la più rischiosa. Può essere gratificante quando riesce, o frustrante quando manca ancora il controllo necessario.

Per farla funzionare servono un buon dominio del tratto, precisione e una percezione già allenata. Aiuta molto conoscere qualche nozione di anatomia e di proporzioni.

Lo strumento classico è la matita tenuta a braccio teso davanti a sé, usata per confrontare misure: quante volte l’altezza dell’occhio entra nell’altezza del viso, dove cade la linea della bocca rispetto al mento. Insieme ai metodi di costruzione per forme semplici, è quello che rende praticabile il disegno dal vero.

E la quadrettatura?

Il metodo della griglia è imparentato con le linee di costruzione, ma con molte più linee: una maglia completa di quadratini su tutta la fotografia, riprodotta identica sul foglio. Aiuta a orientare sia il tratto sia l’ombreggiatura.

È la scelta migliore per composizioni complesse, con più figure o con prospettiva, perché permette di controllare la proporzione in ogni riquadro in modo indipendente: un errore all’inizio non si propaga a tutto il resto. Per non rovinare la fotografia, molti tracciano la griglia su un foglio di acetato appoggiato sopra.

Esistono altri sistemi, dalla memoria visiva al proiettore fino alla camera lucida. Quelli sopra sono semplicemente i più usati nel disegno realistico.

Cosa ti serve

La lista è breve e quasi tutto costa poco. Per il ricalco: un foglio A4 comune da grafitare, una 2B per riempirlo, una matita H per il tratto di trasferimento, nastro di carta a bassa aderenza e un fazzoletto per togliere l’eccesso. Se preferisci l’alternativa comprata, i negozi di belle arti vendono la carta copiativa in grafite, che è pronta all’uso e riutilizzabile.

Per la tavoletta luminosa: il modello A4 basta per quasi tutto, e diventa utile passare all’A3 solo se lavori su formati grandi. Per le linee di costruzione e la quadrettatura non serve niente oltre a un foglio A4, una matita e una gomma; per proteggere la fotografia, un foglio di acetato su cui tracciare la griglia.

Se cerchi la carta da lucido, in Italia la trovi in blocco A4 e in rotolo nei negozi di belle arti e su Amazon.it. Per le matite, le gradazioni H e 2B di qualsiasi marca affidabile bastano: questa è una fase in cui la precisione della punta conta più della marca.

Quale metodo scegliere

Metodo Costo Precisione Allena l’occhio Ideale per
Ricalco con foglio grafitato Quasi zero Alta No Ritratti
Tavoletta luminosa Medio Alta No Ritratti, lavori di produzione
Linee di costruzione Quasi zero Media Paesaggi, nature morte
Quadrettatura Quasi zero Alta In parte Composizioni complesse
Mano libera Zero Variabile Molto Studio dal vero, esercizio

La strategia che consiglio a chi disegna con regolarità: alternare. Tavoletta o ricalco quando l’obiettivo è il lavoro finito, linee di costruzione o mano libera quando l’obiettivo è migliorare. Sono due usi diversi dello stesso tempo, ed è utile sapere quale dei due stai facendo. Su questo equilibrio, la guida su come migliorare nel disegno entra più a fondo.

Una nota su un rimedio casalingo che gli italiani cercano spesso: ricalcare con la carta forno. Funziona come sostituto d’emergenza della carta da lucido, ma è una carta oleosa e la grafite non ci si fissa bene, quindi il tratto si sbava. Per un lavoro che vuoi conservare, meglio la carta da lucido vera o il foglio grafitato.

Qualunque metodo scegli, ricorda che qui stai solo preparando il terreno. Il disegno realistico non si decide nel contorno, si decide dopo: nella costruzione dei toni. Il passo successivo è la guida sul chiaroscuro nel disegno a matita, e se stai partendo adesso vale la pena leggere prima come imparare a disegnare da zero.

Domande frequenti

Il ricalco con il foglio grafitato rovina la carta definitiva?

Solo se applichi una pressione eccessiva nel tratto di trasferimento. In quel caso la matita incide solchi nella carta, che compaiono dopo come righe bianche in mezzo all’ombreggiatura e non si possono più togliere.

La pressione giusta è quella sufficiente a trasferire una linea visibile ma abbastanza leggera da non lasciare segno sul foglio sotto la carta grafitata. Una matita H, ben temperata, con pressione media risolve nella maggior parte dei casi. Fai sempre una prova in un angolo prima del tracciato definitivo.

Le linee di costruzione allenano più della tavoletta luminosa?

Sì. Le linee di costruzione ti obbligano a osservare distanze e proporzioni tra punti di riferimento, e questo allena l’occhio a giudicare le dimensioni. La tavoletta luminosa trasferisce un contorno già pronto: è utile per la produttività, ma non sviluppa la capacità di stimare le proporzioni senza appoggio visivo.

Una buona pratica è alternare i due: tavoletta luminosa nei lavori che vuoi finire, e sessioni dedicate alle linee di costruzione o al tratto libero quando l’obiettivo è esercitare la percezione.

Quale metodo per i ritratti e quale per composizioni complesse?

Per i ritratti funzionano molto bene il ricalco e la tavoletta luminosa, perché la proporzione del viso è sensibilissima e piccoli errori si notano subito.

Per composizioni complesse, con più figure, oggetti e prospettiva, la quadrettatura è di solito più indicata: permette di verificare la proporzione in ogni riquadro in modo indipendente, evitando che un errore iniziale si propaghi al resto. Le linee di costruzione sono un buon metodo intermedio per paesaggi e nature morte, quando la precisione millimetrica non è il criterio principale.

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